Forum sociale mondiale sulla Palestina

Ramallah, Palestina  – 27-30 dicembre 2002

 

Due giorni di discussione a Ramallah, il 27 e 28, con le organizzazioni non governative palestinesi, un giorno a Gaza, uno, il 30, a Nazareth, con le ong palestinesi-israeliane e nella sera dello stesso giorno un incontro con associazioni israeliane a Tel Aviv: questo in breve (altri incontri con palestinesi – Sari Nusseibeh, Pgftu, campo profughi di Jenin,- e israeliani Histadrut, Naomi Kazan, del Meretz, Peace Now, Zvi Schuldiner, Dov Avital, segretario del kibbutz Metzer -  si sono svolti nelle giornate successive) il percorso della delegazione di Action for peace che si è recata in Palestina-Israele dal 27 dicembre al 3 gennaio 2003. Ne facevano parte la Fiom, la Cgil, l’Arci, Carta, Verdi e Comunisti italiani. Negli stessi giorni era presente anche un altro gruppo italiano, con Assopace, Giovani Comunisti, Rifondazione comunista, e Donne in nero, anch’essi facenti parte del coordinamento Action for peace.

Segue il testo palestinese che ha indetto il Forum sociale (promosso da Pngo, Wsf e Arab Ngo Network for development) e l’intervento di Alessandra Mecozzi, per il Fse, all’apertura.

Abbiamo pubblicato anche un resoconto dei vari incontri e visite.

 

Documento preparatorio per il Fsm sulla Palestina

Introduzione

È un piacere per noi elaborare alcune idee sullo speciale forum sociale che si tiene a Ramallah, in Palestina. Palestina è un luogo di colline ondulate e bei paesaggi. È anche, purtroppo, uno dei luoghi all’attenzione del mondo, oggi. A marzo e ad aprile di quest'anno, l’esercito israeliano ha invaso Ramallah e la ha tenuta sotto coprifuoco alternato per mesi. Immaginiamo che questa sia una delle ragioni per le quali il Forum sociale mondiale ha deciso di tenere questo incontro in Palestina, come priorità, in termini di sviluppo sociale.

Applaudiamo a questa coraggiosa e significativa decisione di far arrivare centinaia di delegati in un luogo sotto assedio. Tuttavia, come osservazione personale, preferiremmo che la Palestina fosse libera e che l’attenzione del mondo si concentrasse altrove. Ma non è così. La Palestina non è libera e abbiamo bisogno di richiamare l’attenzione della comunità internazionale su quella che è una delle ultime grandi lotte nel mondo contro l’occupazione militare e la colonizzazione.

Tanto per richiamarci alle origini di questo evento, l’importante idea di incontrarci in Ramallah, è nata da una proposta nata nel Consiglio internazionale mondiale, prima dell’incontro di Porto Alegre nel 2002. Durante l’incontro nella seconda porto alegre e dopo discussioni nelle delegazioni delle ong palestinesi (Pngo) e delle ong arabe per lo sviluppo (Annd), i partecipanti hanno suggerito un Social forum tematico in Cisgiordania e Gaza. Il Segretariato del Fsm decise che si tenesse a dicembre a Ramallah e Pingo è stato designato come responsabile dell’organizzazione del Forum. Nel Consiglio internazionale di Bangkok, agosto 2002, il Consiglio internazionale decise di stabilire un comitato di sostegno internazionale per questo forum tematico. A Pngo fu chiesto di elaborare un documento preparatorio e venne deciso che componenti principali di questo comitato provenissero dall’Annd, dal Fse, da quello asiatico, da quello africano e dal Segretariato del Fsm. Si decise anche che la partecipazione al coordinamento del Social forum fosse aperta a chiunque fosse interessato. Il documento che segue è risultato di queste discussioni  rappresenta la responsabilità principale di Pngo nell’evento.

Scopo dell’incontro

Crediamo che l’obiettivo più importante dell’incontro sia la promozione di solidarietà internazionale con i palestinesi nella nostra richiesta di indipendenza nazionale e diritto all’autodeterminazione. L’incontro deve concentrare l’attenzione internazionale sulla giustizia e il diritto per i palestinesi di stabilire uno Stato palestinese indipendente e accessibile in Cisgiordania e Gaza, con Gerusalemme est come capitale e il diritto al ritorno per i profughi. Questa è la nostra visione della pace. È una visione che, se non condivisa dalle due parti, continuerà a causare conflitto e sangue negli anni a venire.

Contesto

Ecco brevemente il contesto nel quale vivono quotidianamente i palestinesi. A marzo 2002 l’esercito israeliano ha nuovamente invaso tutti i maggiori centri abitati palestinesi in Cisgiordania tranne Gerico. Secondo le più recenti stime di Pingo, esercito israeliano e coloni in 24 mesi hanno ucciso 1.996 palestinesi, di cui 886 nei primi sette mesi del 2002.178 di questi sono stati vittime della politica israeliana delle “esecuzioni mirate”. Attualmente quasi un milione di palestinesi vive sotto il coprifuoco militare. Amnesty International, in un suo rapporto, dice che migliaia di palestinesi, per la maggior parte ragazzi, sono detenuti nei campi di detenzione militari israeliani con un trattamento “crudele, inumano, o degradante”. Nel più recente rapporto, del 4 novembre, Amnesty dichiara che “alcuni degli atti dell’esercito israeliano durante l’invasione comportano gravi violazioni della 4 Convenzione di Ginevra e sono crimini di guerra. Questi atti comprendono…uccisioni illegali…; la tortura e i maltrattamenti ai prigionieri; distruzione delle proprietà dopo la fine delle operazioni militari; blocco delle ambulanze e rifiuto all’assistenza umanitaria; e l’uso di civili palestinesi per assistere alle operazioni militari.”

La vita economica in Cisgiordania e Gaza subisce una pesante recessione. Le maggiori organizzazioni internazionali adesso forniscono il cibo ai palestinesi che come risultato dell’occupazione da parte dei carri armati delle strade, non possono uscire per fare spesa o svolgere semplici attività economiche. L’invasione israeliana ha distrutto buona parte dell’infrastruttura dell’Anp, impedendole di agire come potere di governo secondo gli accordi di Oslo.

Una strada per la pace

Data la situazione attuale, molto è stato detto sui media circa la fine dei movimenti per la pace in Palestina e Israele. E tuttavia nei più recenti sondaggi dell’opinione pubblica palestinese, fine agosto, “ il 73% sostiene la riconciliazione tra i popoli israeliano e palestinese dopo il raggiungimento di un accordo di pace e lo stabilirsi di uno Stato palestinese”. I commentatori israeliani dichiarano continuamente che il notevole spostamento da sinistra a destra nell’arco politico dal settembre 2000 rientrerà immediatamente non appena verrà tesa una mano per la pace. Queste valutazioni illustrano che anche in tempi come questi esiste una possibilità in avanti. La questione è come realizzarla.

Credo che ogni pace significativa deve essere basata sul diritto e la legalità internazionali. Senza un processo sancito a livello internazionale, la pace verrà imposta come questione delle forze militari israeliane, che termina al momento in cui queste forze non siano abbastanza pesanti o letali per imporre la quiete. In questa situazione, continuerà l’attuale clima di sfiducia senza costruire legami tra palestinesi e israeliani. Continuerà la colonizzazione israeliana dei territori palestinesi. Questo è il processo di non-pace a cui abbiamo assistito dal 1993, accordi Oslo, a oggi. Pace vera vuol dire negoziato vero e una misura di giustizia per entrambe le parti.

Che cos’è il diritto e la legittimità internazionale? Per dirlo in una frase, è il ritiro delle truppe israeliane dai territori che Israele ha occupato con un attacco di sorpresa nel giugno 1967 e lo stabilire uno Stato palestinese su questi territori. Nel 1993, i Palestinesi, con coraggio, riconobbero l’esistenza di Israele sul 78% della Palestina e si mossero per realizzare la pace attraverso la soluzione, internazionalmente riconosciuta, dei due Stati, con il nuovo Stato di Palestina sul 22% del territorio rimasto, della storica nostra terra. Nei fatti, questo è quello che stabilisce il diritto internazionale. La risoluzione Onu 1397 riconosce inequivocabilmente, cito, “una regione dove due stati, Israele e Palestina, vivano fianco a fianco all’interno di confini sicuri e riconosciuti”.

 

Obiettivi dell’incontro a Ramallah

Dato il nostro contesto, e l’importanza del diritto e della legittimità internazionale, l’incontro a Ramallah deve avere certi obiettivi:

-         integrare la causa nazionale palestinese nell’agenda globale dei movimenti sociali e delle società civili, dal momento che è parte integrante del movimento mondiale per la libertà umana.

-         Sollecitare l’opinione pubblica mondiale a reagire contro le violazioni dei diritti umani da parte di Israele nei territori palestinesi.

-         Favorire l’arrivo di centinaia di sostenitori della causa palestinese dai diversi continenti per essere accanto ai palestinesi nella attuale crisi.

-         Rafforzare e sostenere i legami con il Forum sociale mondiale, dal momento che è il più importante riferimento per movimenti sociali e società civili organizzate a livello mondiale.

 

Credo che il primo obiettivo dell’incontro sia proprio quello di valorizzare i successi nell’integrazione della causa palestinese nel movimento globale per la libertà. Tra settembre e ottobre, manifestazioni di centinaia di migliaia di persone hanno sostenuto i diritti per i palestinesi in Europa e Nord America, mostrando la legittimità della questione palestinese nel discorso globale. Dai movimenti di indipendenza degli anni Cinquanta e Sessanta, l’idea di dominazione coloniale è stata nettamente battuta. Se Israele ha una presenza legittima, la sua continua colonizzazione di Cisgiordania e Gaza, come il suo sfruttamento delle risorse palestinesi, non sono legittime. Il nostro incontro deve sottolineare il legame tra lo sfruttamento e il dominio di Israele e l’agenda globale contro lo sfruttamento nel mondo in via di sviluppo in generale.

Il secondo obiettivo dell’incontro in Ramallah è quello di influenzare maggiormente l’opinione pubblica globale contro la pratica israeliana dell’occupazione. Certamente l’incontro attrarrà l’attenzione dei media come risultato dei suoi partecipanti internazionali e del contesto di rioccupazione di Ramallah da parte di Israele. Dobbiamo usare questa visibilità per illustrare i legittimi diritti del popolo palestinese di fronte agli abusi israeliani. Mentre Israele rappresenta il problema tra palestinesi e israeliani come quello del terrore, deve venir fuori con chiarezza il vero problema: l’occupazione israeliana. La soluzione a questo problema, e della violenza sofferta da entrambe le parti come risultato, sta in una giusta pace fondata sulla soluzione dei due Stati. Due Stati per mettere fine alla violenza contro palestinesi e israeliani.

Il terzo obiettivo è favorire l’arrivo di centinaia di sostenitori dei diritti palestinesi nel mondo. Questa non sarà solo una sfida organizzativa. Favorire significa presentare una esperienza importante ed efficace in Palestina. L’incontro deve includere elementi di conoscenza e formazione sulla posizione palestinese. Parte dell’agenda della destra israeliana include una complessificazione del conflitto attraverso migliaia di dettagli che rendono quasi impossibile capire per una persona normale. Dobbiamo lavorare per rendere alcuni di questi dettagli comprensibili per chi parteciperà. Per esempio raccomanderei a tutti di traversare a piedi il check point di Kalandia, venendo a Ramallah: forse non è il massimo dello stile, ma è un messaggio forte. Mancarlo, significa perdere molto della nostra realtà palestinese.

E infine, i palestinesi devono lavorare per questo significativo evento, con Pingo e altri forum di società civile, per rafforzare i nostri legami con il Forum sociale mondiale. Questa rete e le sue organizzazioni di società civile a livello mondiale offrono ai palestinesi una voce importante nelle questioni internazionali e nel sostegno per i nostri stessi diritti. Sviluppare la presenza palestinese nel Forum beneficerà la causa della libertà palestinese. Sviluppare legittime associazioni di base per il Forum lo renderà ulteriormente un mezzo di promozione di sviluppo sociale e libertà nel mondo.