Abbiamo chiesto a Martino Signori, segretario generale della Fiom di Bergamo, un’analisi del suo territorio e del percorso seguito per l’apertura delle vertenze per il precontratto. A seguire, le impressioni di due delegati  (Giuseppe - Simone) della Rsu Fiom in Same, di come hanno vissuto questa esperienza.


 

Martino Signori,
segretario generale Fiom Bergamo

Quali problemi hai avuto, a Bergamo, a portare avanti la strategia politica della Fiom per l’apertura delle vertenze sui precontratti, con quale realtà ti sei scontrato?

Parto dal contratto nazionale: nella zona dove lavoro non è stato difficile motivare l’impossibilità a definire una piattaforma unitaria con la Fim e la Uilm, i motivi  erano e sono sufficientemente chiari. Sì, alcune perplessità ci sono state,  queste non sono  scelte facili: i compagni giovani ma anche quelli meno giovani, come me del resto, non abbiamo mai avuto esperienze di questa natura. Non c’è stata una grossa opposizione ma nemmeno grandi discussioni su questo argomento, per quasi tutte le compagne e compagni la scelta fatta era inevitabile vista la situazione creatasi, così come è accaduto quando è stato fatto l’accordo separato, dove l’arrabbiatura dei compagni è stata molto forte nei confronti di chi stava firmando e ha firmato quel contratto senza chiedere il consenso ai lavoratori. Successivamente c’è stata la decisione della Fiom di aprire con i precontratti, e  anche in questa occasione non ci sono state esitazioni di rilievo, c'è stata – quello sì – tanta preoccupazione.

Non c’è dubbio che questa impostazione politico-sindacale è una novità grande, da noi la Fim in particolare conta un numero di iscritti pari al nostro, non sono moltissime le aziende dove la Fiom ha la maggioranza nelle Rsu pertanto è difficile portarla avanti. Il fatto che siano trascorse delle lunghe settimane dalla firma dell’accordo separato senza essere riusciti a concretizzare un risultato, ha determinato una sofferenza nell’organizzazione. Anche all’interno della Cgil, a Bergamo, i compagni e le compagne hanno espresso  dubbi, perplessità e dissenso evidente, senza però suggerire strade diverse se non l’unità a prescindere dal merito. Devo ammettere che con il passare del tempo e i risultati della nostra iniziativa, anche sul fronte confederale si migliora l’atteggiamento nei nostri confronti, peccato che le piattaforme non parlano di difesa reale del potere d’acquisto dei salari e lotta alla precarietà. Aggiungere sul documento del Direttivo della Cgil di Bergamo, ad esempio, che ci sono contratti aperti e tra questi anche quello dei metalmeccanici è stata quindi una cosa importante.

E poi a settembre è stato firmato il precontratto in Same.

L’accordo alla Same di Treviglio è stato un risultato molto importante non solo per i lavoratori della Same, ma anche per tutto il territorio, in alcune aziende le iniziative di lotta si stavano affievolendo, in parecchie aziende sembrava impossibile il precontratto, l’accordo Same ha ridato fiducia e in molte aziende ora tutto  sembra più semplice.

Questo nostro successo ha dimostrato concretamente che la proposta Fiom non era una velleità priva di fondamento, ma una cosa  possibile da raggiungere e concordare con le aziende.

Nel panorama politico e sindacale di questi giorni l’accordo in Same è sicuramente importante,  dal punto di vista squisitamente sindacale, non sono  delle cose rivoluzionarie: con 120 euro di aumento mensile – con l’inflazione che sta galoppando – nessun metalmeccanico si arricchisce, come del resto non è una cosa fuori dal mondo stabilire che un lavoratore dopo dodici mesi di flessibilità  possa essere confermato a tempo indeterminato.

Però ci sono tanti territori in cui fare il contatto con l’azienda è difficoltoso, insomma neanche vogliono parlarci col sindacato.

Mi sono fatto un’opinione in queste settimane di discussioni sia con la Same e con altre imprese con cui stiamo discutendo di precontratto, l’ostacolo non è il merito delle nostre richieste ma il contratto firmato da Fim e Uilm con  Federmeccanica. Quell’accordo politico ha avuto e ha l’obbiettivo di isolare i meccanici Cgil e   per far ciò  Fim e Uilm hanno accettato di ridurre i salari dei lavoratori e recepire nel Ccnl la precarietà di massa.

La vicenda Same è stata emblematica, nel senso che lì abbiamo deciso di aprire la vertenza per il precontratto, abbiamo fatte le assemblee, abbiamo chiesto ai lavoratori la loro opinione, l’abbiamo presentato all’azienda, e la stessa, come tutte le altre, ha risposto: “Non se ne parla perché il contratto c’è già”. Si sono fatti i primi scioperi e l’azienda subito si è fatta sentire, il messaggio non era: “State chiedendo troppi soldi”, oppure “State chiedendo delle condizioni di lavoro per i lavoratori per noi incompatibili”. Il messaggio è stato: “Il contratto è stato firmato, noi non possiamo farne un altro perché la nostra organizzazione ha detto che non si torna indietro”. Questo è stato il leit motiv di tutte le aziende con cui ho avuto discussioni. Ecco perché ,dicevo, quanto rivendichiamo  non sono  cose rivoluzionarie dal punto di vista sindacale, diventano rivoluzionarie per il fatto che un contratto è già stato firmato.

Parlando di meriti, nell’accordo Same sono tutti dei lavoratori che hanno creduto nella nostra piattaforma e si sono battuti per portarla avanti. Credo ci sia un merito particolare e riguarda i nostri rappresentanti sindacali, i nostri compagni che in quell'azienda operano con una capacità organizzativa, sindacale e politica eccellente. Hanno saputo dosare le iniziative, fare certe cose invece di altre quando era il momento giusto, organizzare i lavoratori, prendere in mano la trattativa e condurla, insieme alla segreteria provinciale, nel modo più opportuno. Sono stati dei compagni eccezionali , bisogna riconoscerlo.

Quali sono stati gli ostacoli maggiori incontrati nel corso della vertenza?

Alla Same l’ostacolo più grande da superare è stato l’ambiente circostante, perché tutti erano contrari; quando dico contrari vuol dire anche che ci sono stati interventi pesanti sull’azienda, dalla Federmeccanica agli altri sindacati, che hanno minacciato denunce anche se concretamente inesistenti.

Tutto ciò è testimoniato negli articoli giornalistici dei giorni seguenti l’ipotesi del precontratto. La situazione è tuttora difficile perché le pressioni vanno avanti, la stampa sindacale evidenzia tutta la loro difficoltà a fare sindacato firmando contratti inutili, anzi dannosi per le lavoratrici e lavoratori.

Comunque Federmeccanica, Fim e Uilm hanno dovuto prendere atto che poiché era stata firmata un’intesa di minoranza  senza il consenso dei lavoratori,  la Same  avrebbe dovuto fare un contratto sostitutivo per poter riconoscere ai lavoratori la salvaguardia del potere d’acquisto degli stipendi e rinunciare al precariato – cosa del resto controproducente per un’azienda che compete in Europa e nel mondo attraverso l’innovazione, la ricerca e la qualità dei suoi prodotti.

Avete altre vertenze aperte, sul precontratto?

Abbiamo aperto delle vertenze in parecchie  aziende del territorio, anche quelle che fanno riferimento ai grandi gruppi, ad esempio quelli del “bianco”, il settore elettrodomestico: la Candy, la Merloni; l’elettromeccanico: la Sace, la Schneider; aziende legate al settore dei trattori e movimentazione terra come la Siac; le aziende meccanotessili del gruppo Itema, del gruppo Marcegaglia, la Exide che produce batterie.

In 20 aziende abbiamo presentato la piattaforma, in 15 lo stiamo facendo in questi giorni attraverso le assemblee, i referendum. Abbiamo ad esempio, e questo è giusto riferirlo perché è emblematico della situazione, un'azienda di 100 lavoratori, l’Oasa,  dove sindacalmente è presente solo la Fiom;  in questa azienda si è  partiti un po', come si dice, "lancia in resta",  iniziative di sciopero anche molto articolate, le mezz'ore, i quarti d'ora sulle portinerie. Ma l'azienda si è impegnata al massimo ed è riuscita  a dividere i lavoratori, i quali hanno ripreso gli straordinari 

Sembrava che la cosa fosse ormai persa, perché  se queste   forti  iniziative di lotta sfociano in divisione tra i lavoratori, anziché a risultati positivi, è un disastro dal punto di vista sindacale.

Nei giorni scorsi in questa azienda abbiamo fatto un’assemblea, si sono ripresi gli scioperi proclamati dalla Fiom e dalla Cgil con tutti i lavoratori, contro la Legge 30. Anche per loro l’accordo Same ha trasmesso la  possibilità di realizzare un buon precontratto. Tutto ciò significa lavoro, impegno soprattutto per i delegati aziendali che hanno sofferto moltissimo la divisione dei lavoratori.

A Bergamo c’è una giunta di centrodestra.

Sì, anche in provincia la maggioranza delle amministrazioni comunali è di centrodestra,  in molti comuni governa la Lega nord, anche se nelle ultime amministrative – come nel resto del paese – si è un po’ invertita la tendenza e la Lega ha incominciato a perdere in comuni importanti, compreso il mio dove hanno vinto un gruppo di giovani che si richiamano al centrosinistra.

Gli organi d’informazione, la stampa hanno dato spazio alla battaglia sindacale della Fiom?

La Fiom  dopo l’accordo Same è stata sui giornali un giorno sì e l’altro pure, un giorno la locale Unione industriali ci accusa di minare l’intera economia bergamasca (non solo quella meccanica), ci contestano Fim e   Uilm, i segretari generali  nazionali vengono a Bergamo per tranquillizzare i loro, un altro giorno ci attacca il presidente di Federmeccanica Bombassei e noi rispondiamo.

Di fronte ai risultati eccezionali del referendum alla Same dove circa l'84% dei lavoratori ha partecipato al voto – cosa mai successa negli ultimi venti anni – hanno dato la notizia ma hanno pubblicato anche che 120 lavoratori lavoratori della ditta Donora hanno firmato un documento che dice all'azienda: “Noi vogliamo lavorare”, perché in  catena di montaggio dove i tempi di lavoro si contano a centesimi, se quello prima di te sciopera, tu che vieni dopo resti senza lavoro. Questi 120 lavoratori (su 550) chiedevano all'azienda di poter lavorare,  invece la Fim ha strumentalizzato l’iniziativa per contrapporre quei lavoratori al risultato del referendum Same. Risultato, diversi lavoratori iscritti alla Fim hanno disdettato la tessera e alcuni hanno chiesto la tessera Fiom.