Fiat. Rinaldini (Fiom): “La crisi del gruppo è una decisiva questione politica nazionale”. Presentata a Roma un’analisi dei dati di bilancio e delle prospettive del Gruppo

   

“Insistiamo ad affermare che la questione della crisi del gruppo Fiat non può essere considerata solo come una pur importantissima questione aziendale. Essa va considerata, invece, come una decisiva questione politica nazionale.” Lo ha detto Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom-Cgil, concludendo la conferenza stampa che ha tenuto oggi presso la sede della Stampa Estera, a Roma, sulla multinazionale dell’auto.

“Il panorama industriale del nostro Paese - ha affermato Rinaldini - è già segnato da troppi elementi negativi. Non possiamo assolutamente permetterci di perdere, con la Fiat, un intero settore produttivo, come quello dell’auto, che ha non solo ampie proporzioni ma rilievo centrale nel nostro sistema industriale. Una crisi dell’impresa Fiat porterebbe con sé, infatti, non solo la crisi di questo settore ma quello di tutti i settori ad esso collegati o con esso coinvolti, a partire dal sistema creditizio.”

“Il problema che emerge dai dati oggi esposti – ha spiegato Rinaldini – è che se non succede nulla di nuovo, se non viene costruito un piano industriale che sia veramente nuovo e quindi capace di dare credibilità alle prospettive dell’Azienda, la conclusione della vicenda è già scritta: nel 2005, quando giungerà a scadenza il debito con gli istituti di credito, la conversione delle azioni potrebbe portare le banche a divenire di gran lunga, con il 28%, il primo azionista del Gruppo.”

“Non si è mai sentito – ha aggiunto Rinaldini - che gli istituti di credito, in quanto tali, siano interessati alle sorti produttive di un gruppo industriale. Al contrario, noi siamo assolutamente convinti che la Fiat Auto debba avere un ruolo decisivo nel futuro del nostro sistema produttivo. E’ proprio per questo che noi pensiamo che di fronte ad una crisi che, altrimenti, appare in prospettiva insolubile, sia necessario prendere in seria considerazione l’ipotesi di un intervento pubblico nel capitale di rischio della stessa Fiat. Se invece vi fossero altre ipotesi che siano comunque capaci di dare risposta, in prospettiva, alle esigenze della Fiat, noi auspichiamo che vengano presentate.”

“Tutti sanno, dicono e ripetono che anche il futuro di un settore come quello dell’auto, erroneamente considerato maturo, è fatto di ricerca e innovazione, quindi di investimenti. E, da questo punto di vista, non è un caso che il capitale pubblico, sia pure in diverse forme, sia presente, con un ruolo di grande rilievo, sia nella realtà della Renault che in quella della Volkswagen.”

“Ma il guaio è che la Fiat – ha osservato ancora Rinaldini – non pare in grado di fronteggiare da sola la sfida della competizione. In primo luogo infatti, a partire dal 2002, sono stati annunciati dalla Fiat successivi piani industriali che sono stati presentati come se fossero, di volta in volta, del tutto nuovi, mentre, a noi, sono apparsi come sostanzialmente uguali l’uno all’altro. In secondo luogo, il gruppo torinese non è in grado, da tempo, di fare un sufficiente livello di investimenti in ricerca e sviluppo. In terzo luogo, senza investimenti di questo tipo non si mettono a punto quei nuovi modelli che sono i soli a poter consentire alla Fiat di risalire la china. Non si vede, quindi, come la Fiat sia in grado di invertire effettivamente la tendenza negativa sofferta negli ultimi anni.”

Nel corso della conferenza stampa, sono stati illustrati i dati di una ricerca svolta dalla società milanese Practice Audit, per conto della Fiom, sui dati dei bilanci Fiat; dati che sono peraltro noti e reperibili per chiunque intenda studiarli dal momento che la multinazionale torinese è quotata sia alla Borsa di Milano che a quella di New York.

Su tali dati, illustrati da Luigi Marconi e Maurizio Giraud, Sergio Cusani, presidente della Banca della Solidarietà, ha svolto degli esercizi previsivi secondo il più allarmante dei quali nei 12 mesi del 2004 la perdita del gruppo Fiat potrebbe collocarsi sull’ordine di grandezza di 1.500 milioni di euro. In altri termini, secondo l’analisi svolta da Cusani, pur trovandoci di fronte a una diminuzione delle perdite di esercizio rispetto al 2003, non si vede ancora il momento in cui la Fiat riuscirà a tornare a guadagnare rispetto al complesso delle sue attività industriali. Ed è appunto questo che rende preoccupanti le prospettive del 2005, quando verranno a scadere sia una quota dei debiti contratti con le banche sia un’altra quota di obbligazioni.

“Nell’incontro che avremo con la Fiat il 29 luglio prossimo – ha ricordato concludendo Rinaldini – siamo in attesa di conoscere l’attuale piano dell’Azienda, a partire da quanto previsto per gli stabilimenti di Mirafiori, Arese, Cassino e Termini Imerese. Ci riserviamo, a quel punto, di definire con gli altri sindacati le nostre proposte, dando seguito all’iniziativa unitaria che è iniziata a partire dalle 24 ore di lotta già effettuate a Torino.”

 

Fiom-Cgil/Ufficio stampa

 

Roma, 22 luglio 2004