La Segreteria nazionale della Fiom e la Fiom di Terni sulla vertenza ThyssenKrupp

La ThyssenKrupp ha sinora presentato delle linee guida sul piano industriale che mettono in discussione totalmente gli accordi sinora stipulati (18 febbraio e 17 giugno 2004). In realtà con le ultime decisioni il gruppo ha scelto di non tenere in alcun conto la realtà produttiva, tecnologica, occupazionale, dello stabilimento ternano. La scelta dell’azienda è stata quella di considerare Terni un reparto staccato della produzione dell’acciaio inossidabile. E’ quindi mancato ogni riconoscimento della complessa articolazione produttiva, delle capacità tecnologiche e di ricerca, della realtà ternana. Questa indisponibilità dell’azienda a mediare tra i propri interessi di multinazionale e quelli industriali e occupazionali del territorio ove opera, costituisce la causa  fondamentale della crisi del confronto tra le parti. Sinora l’azienda ha soltanto preteso dalle organizzazioni sindacali l’accettazione a scatola chiusa della sua impostazione, coinvolgendo nei fatti le rappresentanze dei lavoratori solo nella gestione degli esuberi.

Per queste ragioni un negoziato reale che punti alla realizzazione di un positivo compromesso tra le esigenze della multinazionale e quelle del Paese e dei lavoratori, richiede un cambio di atteggiamento dell’azienda e la sua disponibilità a discutere su almeno cinque punti che qui riassumiamo:

1. l’azienda deve riconoscere il carattere poliproduttivo dell’insediamento industriale ternano. Questa era la natura delle acciaierie Terni quando sono state privatizzate. Il riconoscimento e la capacità dell’insediamento industriale ternano di produrre una vasta gamma di acciai di qualità, la conseguente disponibilità a rafforzare le capacità tecnologiche e di ricerca del polo ternarno, sono le effettive garanzie dell’autonomia di Terni all’interno della ThyssenKrupp. Al contrario sinora l’azienda ha operato per ridurre tutta la complessità dell’insediamento industriale unicamente a una funzione del ciclo dell’acciaio inossidabile. 

2. Per quanto riguarda l’acciaio inossidabile occorre rafforzare quantitativamente e qualitativamente le capacità produttive di tutto il polo industriale italiano, cioè Terni e Torino. Per fare questo bisogna puntare a una capacità produttiva complessiva che si avvicini al milione e 800 mila tonnellate anno, come nel passato indicato dalla stessa direzione aziendale. E’ necessario che la maggioranza di questa produzione sia di laminati a freddo ad alta qualità. Conseguentemente occorre un programma di investimenti atto a potenziare effettivamente la capacità fusoria dell’azienda, nonchè quella di laminazione, superando strozzature e arretratezze degli impianti. Gli investimenti sinora annunciati dall’azienda non si pongono questo obiettivo, puntando a un tonnellaggio complessivo inferiore, e non paiono adeguati nemmeno a risolvere problemi persistenti nello stabilimento. Inoltre va elevata la fascia qualitativa degli acciai inossidabili, con un adeguato programma di ricerca e di investimento.

3. Occorre salvaguardare la diversità industriale costituita dalle consociate e dalla produzione del lamierino magnetico. E’ necessario un progetto, anche in collaborazione con il governo, che salvaguardi la specificità di produzioni uniche nel nostro Paese. Per quanto riguarda il lamierino magnetico è necessario ricordare che l’azienda dispone oggi di un brevetto sulla produzione del “grano orientato” di grande rilevanza tecnologica e commerciale. Questo brevetto, nato a Terni, innalza enormemente il livello competitivo della produzione del lamierino magnetico. E’ inaccettabile che l’azienda trasferisca all’estero il know how di questo brevetto privando il paese di una tecnologia e di una produzione unica. Per questo si chiede la disponibilità di ThyssenKrupp di affrontare, nel quadro di un progetto concordato con il governo, un programma, da realizzare anche con partnership, di mantenimento della diversità produttiva dello stabilimento per le fucine e per il magnetico. Per quanto riguardo il titanio il mantenimento della società nel perimetro aziendale deve essere confermato con un adeguato programma di investimenti, cosa che invece finora manca nei programmi aziendali.

4. L’Azienda deve sentirsi coinvolta e interessata nel rafforzamento delle capacità industriali, tecnologiche e di ricerca del territorio. Il Csm, Aspasiel, altre aziende collegate dell’indotto, rappresentano un valore sia per la produzione di Terni, sia per l’economia industriale del territorio. L’azienda si è dichiarata interessata a un accordo di programma con le istituzioni locali e con il Governo che riguardi logistica, energia, ricerca. E’ necessario che questo accordo contenga impegni dell’azienda per lo sviluppo delle collegate e per la salvaguardia dell’indotto. Oggi al contrario siamo di fronte a un incertezza assoluta per le collegate e a una crisi nell’indotto.

5. L’azienda ha più volte dichiarato che i propri processi di ristrutturazione comporteranno un “saldo zero” dal punto di vista occupazionale. Cioè non ci saranno riduzioni degli organici rispetto ai 3.800 complessivi previsti nei precedenti piani del gruppo. In realtà sinora l’azienda ha solo affermato l’impegno a evitare soluzioni traumatiche nell’occupazione, chiedendo però 155 esuberi, da coprire con la mobilità fino alla pensione. E’ invece necessario che l’azienda confermi i suoi precedenti impegni definendo un piano occupazionale che garantisca per i prossimi anni il mantenimento degli organici del gruppo in Italia a 3.800. Tale impegno va chiarito con proiezioni dettagliate degli organici per le varie attività, verificabili nel confronto con le Rsu.

L’azienda sinora ha mostrato l’indisponibilità a una vera trattativa. Il documento presentato al tavolo, sia per i suoi contenuti, sia in quanto definito dalla stessa azienda “ultimativo”, non può costituire la base per un accordo. La decisione ulteriore dell’azienda di procedere alla cassa integrazione a zero ore dimostra ulteriormente l’indisponibilità dell’azienda al negoziato e la strumentalità e l’inaffidabilità di molte posizioni sinora assunte. Infatti, come si fa a conciliare la cassa integrazione a zero ore ad effetto immediato con la decisione dell’azienda di prolungare, seppure in misura ridotta, la produzione del magnetico fine a fine anno? O non era vera la posizione illustrata dall’azienda, o la cassa è strumentale. Un vero negoziato deve sgombrare il campo da queste pregiudiziali aziendali e deve puntare a un effettivo compromesso tra esigenze della multinazionale e esigenze industriali del territorio. L’occupazione deve essere comunque e realmente garantita. Il governo e le istituzioni locali sono chiamati a promuovere e a garantire un accordo che, vista l’importanza dei temi in discussione, ha un valore strategico per gli interessi del Paese. In particolare è necessario un ruolo attivo del governo, che serva a condurre l’azienda a un’assunzione di responsabilità nei confronti dei lavoratori e del sistema industriale del Paese.

Questo è il mandato che i lavoratori hanno dato alle organizzazioni sindacali e a questo mandato la Fiom rigorosamente si attiene.

 

 

Roma, 3 febbraio 2005