ASSEMBLEA REGIONALE RLS-RLST FIOM-CGIL EMILIA-ROMAGNA

Bologna 4 dicembre 2006, salone Di Vittorio, Camera del Lavoro metropolitana.

(Partecipanti 135 Rls/Rlst metalmeccanici dalle 10 province)

 

  

Considerazioni iniziali di Farolfi Edgardo – Segretario regionale Fiom-Cgil

Purtroppo e troppo spesso apriamo queste riunioni con un incidente, ieri domenica c’è stato un incidente mortale alla Lucchini di Piombino, in Italia si muore anche di domenica.

Nel nostro paese si parla di salute e sicurezza e tutti sì “indignano” solo, quando avvengono tragedie delle dimensioni di quella avvenuta recentemente nell’oleificio umbro, ma ogni giorno 3-4 lavoratori muoiono sul lavoro e tanti altri rimangono invalidi o la malattia professionale che anni prima hanno contratto sul lavoro si manifesta, eppure in Italia se ne parla poco, sono troppi e tanti i lavoratori che muoiono nell’indifferenza generale e per gli imprenditori è sempre il “fato”, come invece, se dietro ad una morte o ad una malattia professionale contratta non ci fosse una storia dietro, fatta di mancanza di norme sulla sicurezza e/o di orari di lavoro massacranti e/o di utilizzo di macchine o attrezzature obsolete e mal revisionate.

Nell’ordine del giorno del nostro ultimo Comitato Centrale, riferito alla tragedia dell’Umbria e di cui avete copia, come Fiom auspichiamo un intervento legislativo capace di mettere un argine a questo stillicidio continuo.

Noi oggi dobbiamo impegnarci, è la nostra storia è la storia della Fiom e della Cgil, a far sì che l’indignazione dei cittadini e la giusta protesta dei lavoratori per le tragedie che avvengono sul lavoro, non durino lo spazio di una giornata, la sola giornata della tragedia, ma si trasformi in un’azione quotidiana volta a migliorare il luogo di lavoro, contribuendo alla costruzione di una società più giusta.

Come Fiom dell’Emilia Romagna intendiamo dar luogo ad una massiccia ripresa dell’iniziativa sindacale e della contrattazione nei luoghi di lavoro sui problemi ambientali e sulla salute e la sicurezza per le lavoratrici ed i lavoratori metalmeccanici, come perno centrale della sostenibilità delle politiche industriali.

I destinatari dell’obbiettivo che ci prefiggiamo sono i lavoratori dell’industria e dell’artigianato, della grande e della piccola azienda, cercando di chiamare ad un rinnovato protagonismo le RSU, gli RLS e RLST, per far sì che i temi dell’ambiente e della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, siano collocati e riconsiderati come parte centrale del nostro lavoro nell’ambito della contrattazione collettiva, aziendale e di gruppo si, ma anche nazionale, l’altro destinatario è sopratutto la nostra Confederazione per le politiche territoriali.

Oggi noi vogliamo dare un contributo in questa direzione, è un grosso impegno che ci prendiamo, ma se vogliamo dare un contributo significativo alla prevenzione necessaria ad una diminuzione del rischio infortunistico, malattia professionale nei luoghi di lavoro, occorre che lo onoriamo fino in fondo.

Quali possono essere le direttrici, le questioni, di questo nostro rinnovato impegno ?

 

il mondo del lavoro che cambia

Oggi, rispetto a quando venne recepita la Legge 626/94, sono mutati gli assetti produttivi, con modi di produrre diversi indotti dalle ristrutturazioni industriali e dalle innovazioni tecnologiche, con conseguenti profonde modifiche nell’organizzazione del lavoro.

Abbiamo visto con Bennati la cosiddetta “produzione snella” e come si eliminano i tempi morti, ma non abbiamo detto le implicazioni che derivano per i lavoratori relativi alla salute e sicurezza, l’aumento dei ritmi lavorativi, …... Bennati, poco più di un mese fa, ci diceva che con la “produzione snella” la produttività a parità di impianti aumenta anche del 30%, ma poi chi è il terminale che fa la produzione se non i lavoratori e magari nello stesso numero ed allora, ecco che il lavoratore aumenta spesso il proprio ritmo senza che nessuno glielo dica del 30%. 

Noi oggi sappiamo che nei luoghi di lavoro ci sono stati profondi cambiamenti, che si percepiscono purtroppo sulla pelle dei lavoratori, ma non ne abbiamo una conoscenza sufficiente, sulle implicazioni sulla salute e la sicurezza.

Noi dobbiamo prima di tutto recuperare quelle conoscenze, queste si recuperano nell’ambito della strumentazione contrattuale che abbiamo, negli osservatori, nelle commissioni paritetiche e queste informazioni sono indispensabili per un’efficace iniziativa contrattuale al fine di garantire adeguati sistemi e procedure di sicurezza e prevenzione, di informazione e formazione, di controllo e di analisi delle condizioni lavorative.

Per un’iniziativa contrattuale più efficace, dobbiamo tenere distinto il momento concertativo presente nella 626/94 di acceso alle informazioni e il loro utilizzo, le valutazioni congiunte nelle commissioni paritetiche (vedi OPTA artigiani), dalla fase contrattuale.

In ogni luogo di lavoro noi dobbiamo risolvere positivamente tale contraddizione, perché implica il recupero di una capacità autonoma nostra di individuare, sulla base delle conoscenze disponibili – qui gli RLS possono essere determinanti – gli elementi che possono comportare l’esplodere di un conflitto tra crescita della competitività e i bisogni di protezione e tutela delle condizioni di lavoro.

Innovazione e sicurezza debbono marciare di pari passo in azienda e debbono diventare i criteri di guida nostri per la contrattazione, se arriviamo a fare questo ci sarà facilitato il compito di stabilire un rapporto tra tecnologia, ambiente, competitività, salute e sicurezza.

 

gli appalti una modifica in costante evoluzione negativa da anni

Altra grande modifica intervenuta è la crescita del lavoro dato in appalto, come categoria ci riguarda sui due fronti, le aziende metalmeccaniche che svolgono lavori in appalto in altre aziende o settori, altre aziende metalmeccaniche in cui vengono appaltati a ditte esterne parte o a volte in toto, non solo servizi ma pezzi interi di produzione.

L’aumento del lavoro dato in appalto pone problemi sempre maggiori sul versante della salute e sicurezza, solitamente vengono appaltate le lavorazioni più gravose o rischiose, sempre con più forza si pone un problema di titolarità e di contenuti della stessa contrattazione, in quanto spesso più lavoratori fanno lo stesso lavoro, ma gli vengono applicati contratti nazionali diversi.

Dell’appalto ombra sappiamo tutti. Faccio un esempio di cosa può succedere in un appalto, ovviamente dato al costo più basso possibile, un esempio accaduto al petrolchimico di Ravenna recentemente, ci sono stati nove ustionati, ma poteva essere una tragedia, sullo stesso impianto operavano squadre di manutentori, di ditte diverse, una all’insaputa dell’altra e sembra che questo sia stata la causa dell’incidente.

E’ evidente che negli appalti tutto va ricondotto a responsabilizzare sia l’impresa appaltante che l’impresa appaltatrice. Concretamente per noi significa il raggiungimento di accordi d'anticipo sulla sicurezza validi per tutto il tempo di espletamento della commessa e sottoposti a verifica e al potere di controllo e di intervento delle RSU e degli RLS.

 

la precarietà del e nel lavoro

Le trasformazioni avvenute anche nel mercato del lavoro con l’introduzione della Legge 30, non solo ledono i diritti delle persone che lavorano, ma evidenziano il rapporto che esiste tra precarietà e salute e sicurezza del e sul lavoro giornaliero.

I lavori della commissione del Senato sugli infortuni e delle cosiddette “morti bianche” dello scorso anno, contiene dati statistici importanti, gli infortuni mortali avvengono per il 6% nel primo giorno di lavoro, per il 10% nella prima settimana di lavoro, per oltre il 36% nel primo anno di lavoro, inoltre altro dato della commissione: la siderurgia assieme all’edilizia è al primo posto per infortuni mortali in proporzione agli addetti.  

Dobbiamo rompere in ogni luogo di lavoro la condizione di divisione tra lavoratori con tutele, cioè tra quelli a tempo indeterminato, e tra quelli con meno o senza tutele e che sono per varie tipologie di contratto, a termine. Premetto che laddove abbiamo fatto i precontratti e/o abbiamo unitariamente contrattato limiti e vincoli alla Legge 30, queste divisioni esistono sicuramente di meno, ma abbiamo risolto.

 

gli infortuni

Aumentano gli infortuni gravi e mortali di persone assunte con contratti di lavoro atipici o a termine, in conseguenza di inserimenti lavorativi dove si registra la totale assenza di adeguata informazione circa i rischi per la salute e la sicurezza e le minime misure per farvi fronte e si registra pure l’assoluta a volte minima formazione, o altri ancora che iniziano a lavorare per prestazioni pericolose e gravose senza alcuna cognizione di merito e nessuna a volte dotazione sulla sicurezza.

Fermo restando la battaglia generale che compiamo sulla precarietà e per la stabilizzazione lavorativa, si deve saper intervenire contrattualmente in azienda per affermare condizioni di lavoro in sicurezza, agendo sul rispetto degli standard di sicurezza (utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e sulla qualità degli stessi), formazione ed informazione, rispetto degli orari contrattuali, ritmi e carichi di lavoro.

Questo intervento contrattuale va esteso a tutti i neo assunti e in tutte quelle realtà produttive ad alto turn over.

 

i migranti

Una presenza che aumenta, che ha assunto elevate proporzioni in molti territori della nostra regione e in diverse realtà produttive (sopratutto fonderie, sbaverie ecc.) sono la maggioranza degli occupati, tra l’altro oggi rappresentano in Emilia-Romagna quasi il 15% dei nostri iscritti e oltre il 50% dei lavoratori italiani.

L’incidenza degli infortuni tra i migranti è nettamente superiore ai lavoratori, è vero che in parte deriva dal fatto che solitamente svolgono le lavorazioni più pesanti e pericolose, ma esistono altri fattori che sono sicuramente i primari, comprese le lingue.

La contrattazione deve fare i conti con misure più ad hoc di sensibilizzazione per i lavoratori migranti: informazione e formazione sui luoghi di lavoro, di promozione e diffusione di materiali e di segnaletica sulla sicurezza maggiormente comprensibili, anche nelle varie lingue.


il rapporto tra rls e rsu

Se si vuole recuperare una logica contrattuale i problemi connessi all’ambiente, alla salute e alla sicurezza, noi dobbiamo superare la divisione del rapporto tra RLS e RSU.

L’ambiente, la salute e la sicurezza sul lavoro, devono essere superati e affrontati nell’azione sindacale che compiono le RSU in azienda e non tenerli separati o delegati agli addetti ai lavori, cioè gli RLS.

Devono rientrare nella contrattazione per l’evidente legame che hanno le informazioni, con particolare riguardo alle riorganizzazioni aziendali e agli investimenti, alla gestione degli impianti e agli appalti, alla definizione degli organici e nell’inserimento dei neo assunti, l’innovazione di prodotto, i processi produttivi in continua evoluzione, la gestione degli orari, i turni disagiati, le pause, la formazione, il contrattare i carichi ed i ritmi di lavoro.

Questo lungo elenco di questioni che le RSU contrattano hanno ognuna un proprio legame con la salute, la sicurezza e l’ambiente di lavoro.

Qui sta anche la preziosità degli RLS, che hanno accesso (o almeno dovrebbero averlo) ad informazioni spesso di straordinaria utilità nella contrattazione.

Il lungo elenco di problemi e questioni citate, devono portare ad una ricomposizione delle funzioni tra RSU e RLS, per fare prevenzione non solo una collaborazione e scambio tra i due soggetti della rappresentanza dei lavoratori, ma per dare una organicità e coerenza tra sviluppo industriale di qualità e sicurezza, di cui la contrattazione ne è un pezzo importante ed insostituibile, impegnando entrambi (RSU e RLS) ai vari passaggi di verifica, di controllo e consultazione dei lavoratori prevista dalla 626 e la democrazia sindacale.

In tale modo l’intreccio tra RSU e RLS, darà al delegato dei lavoratori per la sicurezza più forza nell’affrontare le tematiche che avrà di fronte con l’impresa, in quanto sostenuto dall’azione sindacale, dalla partecipazione attiva dei lavoratori e quindi in grado di dare un contributo alle politiche contrattuali che le RSU esercitano.

Si deve costruire un nesso tra la qualità delle politiche industriali con la qualità del lavoro e dell’ambiente di lavoro.

Non esiste una competitività dell’impresa, senza qualità del lavoro e del prodotto, e la prevenzione ne è della qualità del lavoro un elemento essenziale ed imprescindibile (perchè l’Unione Europea ha definito i vari protocolli 9.000 e 14.000).

 

il “contesto positivo di sicurezza ambientale” proposto dalla cgil

Altro non è che un protocollo o un accordo aziendale tra RSU ed Azienda.

Un contratto cioè, contenente efficaci impegni alla tutela della condizione complessiva di lavoro.

Tale protocollo o accordo deve vedere la partecipazione di tutti i lavoratori, dalla progettazione fino alla conferma e al varo dei contenuti.

Come metalmeccanici abbiamo in tal senso esperienze avanzate cito il protocollo di intesa sugli appalti alla Fincantieri.

 

la nostra azione in azienda

Tecnologia, orari, mercato del lavoro, salari, sono dall’impresa tendenti ad essere funzionali ad un unico obbiettivo: la ricerca esasperata della competitività abbattendo i costi, ricercando forme organizzative orientate alla flessibilità su praticamente tutto, dagli orari, ai salari, all’occupazione.

Tale pratica alla flessibilità esasperata non considera i riflessi che questi modelli flessibili di produzione comportano in termini di salute e sicurezza.

L’aumento della velocità delle macchine, dei ritmi, di orari di lavoro flessibili e sempre più disagiati, del ricorso unilaterale allo straordinario, della riduzione delle pause, ecc. sono tutti aspetti che se prevale unicamente l’azione dell’impresa, le condizioni di lavoro e peggioreranno anche la salute e la sicurezza.

Di conseguenza aumentano gli infortuni o aumenta l’insorgenza di vecchie e nuove malattie professionali (stress, burn-out – dall’inglese: spegnersi bruciando lentamente -, disturbi muscoscheletrici – vedi tunnel carpale -, ecc.).

Invece dove ha prevalso la nostra iniziativa sindacale e contrattuale, la contrattazione ha fatto i conti con quelle variabili, atte a migliorare la competitività aziendale, che hanno alla base i modelli flessibili, intervenendo sulle condizioni lavorative che tali processi inducono quindi si sono concordati e contrattati pause e ritmi di lavoro, sono verificati e gestiti gli orari, gli straordinari riconducendoli nell’ambito dei limiti e dei criteri del CCNL, si è andati ad una stabilizzazione dell’occupazione con prospettive sicuramente interessanti per la sicurezza sul lavoro.

Se le condizioni di lavoro vengono lasciate affrontate solo dagli RLS delegando tale compito, non si fa molta strada.

A fronte di una riorganizzazione produttiva un lavoro a monte della RSU di contrattazione dei rischi, altrimenti il ruolo dell’RLS rischia di risultare persino subalterno all’impresa, in quanto a valle (cioè, quando l’azienda ha già deciso) c’è solo la difesa, l’opposizione a scelte organizzative imposte.

 

sulla contrattazione del salario variabile

Sulla contrattazione del salario riteniamo che in nessun caso sia legato alla eventuale riduzione degli infortuni o delle assenze per malattie come soprattutto per maternità.

 

le piccole imprese

Nelle micro e piccole aziende l’applicazione delle norme contenute nella 626 risulta completa in meno del 10% delle aziende. Spesso il piano per la sicurezza è irreale rispetto al luogo di lavoro per cui sarebbe preposto. Fortunatamente in Emilia-Romagna le cose vanno un po’ meglio.

Spesso gli RLST sono visti dai lavoratori come un “ispettore” e non come un suo rappresentante di lavoratori dipendenti da aziende artigiane o di piccole imprese.

E’ purtroppo quello che vogliono le Associazioni padronali Artigiane. Tutto si deve risolvere in modo burocratico all’interno degli Enti Bilaterali, cercando di tenere lontana la rappresentanza dei lavoratori dai lavoratori stessi.

 

piattaforma unitaria di fim, fiom, uilm per il rinnovo del ccnl artigiani.

In tema di salute e sicurezza, alcune cose: una verifica dello stato di applicazione della 626/94 nel settore, percorsi formativi più adeguati per RLST e RLS, formazione ed informazione rivolta ai migranti al fine di abbattere le barriere linguistiche (richiesta di maggiori lingue).

Nel CCNL artigiani è stato chiesto di svolgere le assemblee in fabbrica (e anche durante il rinnovo nel Contratto regionale) su alcuni argomenti specifici, tra cui quello relativo alla salute e sicurezza, anche per un intervento sindacale riconducibile alla contrattazione.

Gli RLST hanno centinaia, per non dire migliaia di imprese da verificare e con tutta la loro buona volontà anche se quella OPTA è efficientissima ci vogliono anni per visitare tutti i luoghi di lavoro.

Gli artigiani pensano, anche se disponibili, che hanno versato il loro dovuto, agli Enti Bilaterali per sostenere l’attività degli RLST e quindi la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Nel contratto regionale, dell’Emilia-Romagna, è stato richiesto l’anticipo dell’indennità di infortunio in busta paga come per la malattia.

Il mancato anticipo di infortunio, fa sì che soprattutto tra i migranti, avvenga per gli infortuni lievi o di media gravità, la mancata denuncia come tali ed il lavoratore sia invitato a porsi in malattia a carico della AUSL, perché così i soldi li prende subito. La nostra contrattazione negli artigiani può definirsi a partire dalle richieste avanzate “ricca”.

 

la rete degli rls e delle rsu

Se prioritario deve diventare la ricomposizione del rapporto tra RSU e RLS per rilanciare i temi della salute e della sicurezza, occorre conoscere tutti i nostri RLS ed avviare la giusta informazione e formazione, servirebbe agli RLS anche formazione sindacale specifica e/o anche solo formazione di aggiornamento.

 

i rapporti con fim e uilm

Non si è mai persa, sui temi dell’ambiente di lavoro e della salute e sicurezza, l’iniziativa unitaria neanche nei momenti più difficili del periodo degli accordi separati. Anzi l’iniziativa unitaria nostra e delle Confederazioni, insieme con un vasto schieramento di forze (dal Consiglio di Stato, all’assemblea delle Regioni, ecc.) ha fatto sì che nel maggio dello scorso anno venisse ritirato il Testo Unico sulla sicurezza del governo Berlusconi.

 

considerazioni finali

Fatta la carrellata dei problemi come si usa dire a volte, ma l’esigenza imposta da un aggravamento della situazione dei fattori di rischio nei luoghi di lavoro, impone un aggiornamento della nostra analisi ed una rilancio della nostra iniziativa, a fronte di un andamento costante degli infortuni e di un incremento per determinate fasce sociali di lavoratori (pensiamo alle donne i cui infortuni sono in aumento), al consolidarsi di fenomeni di precariato, allo stillicidio di infortuni mortali, al non riconoscimento o sottodenuncia delle malattie professionali.

Con l’avvento della 626 si erano create condizioni inedite per realizzare uno straordinario passo in avanti nei diritti e nei poteri dei lavoratori e della loro rappresentanza, invece a oltre 10 anni dal suo avvento, è venuta a determinarsi una sorta di delega di tutti i problemi sulla salute e sicurezza agli RLS, questa delega ha finito per allentare il ruolo contrattuale della stessa RSU.

Per queste ragioni vanno rimesse in circolo idee, progetti ed esperienze per il rilancio dell’intervento nostro sindacale sui temi della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, che debbono ritornare ad essere prioritari nella contrattazione.

Si possono riconoscere che da tempo si è indebolita la capacità delle OO.SS. di controllo sull’organizzazione del lavoro, che aveva caratterizzato una nostra fase storica nel passato sulla contrattazione sui luoghi di lavoro, che da oltre trenta anni abbiamo verificato le condizioni di rischio come metalmeccanici e abbiamo dato luogo alle schede di rischio individuale del lavoratore.

Nella fabbrica oggi ci si sta più anni rispetto al passato, per effetto dell’aumento dell’età pensionabile, occorre essere più efficienti in quanto si lavora per un tempo più lungo; l’aumento dei ritmi, i tagli nelle pause, gli orari di lavoro a volte impossibili, usurano più velocemente il lavoratore rispetto al passato, il lavoratore deve lavorare 5 anni in più rispetto a ieri.

Ripartire dai luoghi di lavoro, dove avvengono i processi produttivi, le loro trasformazioni, la crescita e l’affermazione di nuovi contesti sociali, che portano a modifiche profonde dell’organizzazione del lavoro, che segnano una condizione lavorativa disagiata, non sono sufficientemente contrattati che spesso si scaricano negativamente sulla salute, sulla sicurezza e sull’ambiente di lavoro.

Sottolineo a tutti la contrattazione perché noi metalmeccanici dobbiamo agire. Abbiamo buone leggi di qualità, normative europee avanzate ed omogenee tra i paesi, ma l’Italia in Europa ha il triste primato di morti sul lavoro.

In Italia avvengono più morti sul lavoro che in Francia, Germania, Regno Unito, ecc..

 

conclusioni

Sentenza della Cassazione: il dipendente può rifiutarsi di lavorare se il datore di lavoro non adotta le misure di sicurezza, tale sentenza sostiene che il lavoratore ha ragione.

Come Fiom nazionale da tempo abbiamo preso la decisione dello stop immediato del lavoro a fronte di lavori che siano fonte di pericolo infortunistico per il lavoratore o per i suoi compagni di lavoro. 

A valle, cioè ad infortunio avvenuto, la costituzione di parte civile della Fiom nei processi per infortuni gravi e mortali e per i morti da malattie professionali. Tra le esperienze positive in tal senso c’è quella di Brescia, come Fiom regionale vedremo di andare in quella direzione.

Normativa amianto – In Emilia-Romagna abbiamo raccolto circa 2.000 firme, a mio parere è stato un lavoro “dignitoso”, sulle 24.000 raccolte nazionalmente dalla Fiom.

Di nuovo testo unico sulla sicurezza, se ne sta ridiscutendo, ne parlerà credo meglio Rubini della Cgil. Lo scorso anno facemmo l’assemblea degli RLS proprio il giorno dopo al suo ritiro, Maroni affermava di fare un favore ai lavoratori, mentre voleva fare un bel regalo ai padroni.

Ho cercato di essere breve anche per lasciare spazio al dibattito. Grazie.

 

All’assemblea hanno partecipato oltre 100 RLS, RLST, RSU e alcuni quadri e dirigenti territoriali della Fiom-Cgil.

Nel corso dei lavori sono intervenuti:

-         Merli Mauro (Rls e Rsu Lamborghini BO)

-         Lippi Massimo (Rsu Sica RA)

-         Gasperoni Patric (Rlst artigiani RA)

-         Carotenuto Salvatore (Rls e Rsu Ducati Moto BO)

-         De Cavalcanti Lucia (segreteria Fiom PR)

-         Tosi Gianfranco (Fiom nazionale)

-         Mohsen Ben Bouhlali (Rls Farro BO)

-         Mariani Natale (Rls Padania Tubi RE)

-         Rubini Gino (Cgil Regionale Emilia-Romagna)

-         Bocedi Enzo (Rlst artigiani RE)

-         Ioime (funzionario Fiom RE)

-         Prisco Giuseppe (Rls Reggiane RE)

Gianni Scaltriti, Segretario generale della Fiom-Cgil dell’Emilia-Romagna, intervenuto in conclusione non solo ha apprezzato la relazione inviata ma ha sottolineato la qualità di merito del dibattito.

Ha voluto evidenziare la necessità di rilanciare l’iniziativa di Rls ma anche delle Rsu sulle questioni relative alla salute dei lavoratori e delle lavoratrici per la tutela della prevenzione delle condizioni di sicurezza che deve riguardare tutte le aziende metalmeccaniche, non solo quelle grandi e medie, ma potenziando l’iniziativa nelle piccole aziende e nelle aziende artigiane che, in Emilia-Romagna, hanno migliaia di lavoratrici e lavoratori.

A suo avviso il prossimo CCNL avrà questo tema all’ordine del giorno, oltre le questioni più generali, perché è la faccia della stessa medaglia se si considerano le condizioni di lavoro dei metalmeccanici e di tutti i lavoratori dell’indotto, interinali, precari.

Con convinzione la Fiom dell’Emilia-Romagna chiederà alla Cgil regionale  un rafforzamento dell’iniziativa di merito per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, che parta da un confronto con la Regione per la programmazione dell’intervento sanitario che dia un innalzamento della prevenzione nei luoghi di lavoro.

 

4 dicembre 2006