XXIII Congresso nazionale

 

Sintesi del documento

VALORE E DIGNITÀ AL LAVORO

 

(Firmatari: Gianni Rinaldini, Giorgio Cremaschi, Tino Magni, Francesca Re David, Evaristo Agnelli, Giorgio Airaudo, Bruno Albertinelli, Alfio Arcidiacono, Vincenzo Argentato, Pierfranco Arrigoni, Elio Baffioni, Francesco Ballerini, Teresa Barbieri, Efrem Basaglia, Cristina Beduschi, Federico Bellono, Giuseppe Benedini, Roberto Bennati, Francesco Bertoli, Sandro Bianchi, Giuseppina Bonanomi, Renata Bortolotti, Massimo Brancato, Augustin Breda, Renato Bressan, Paolo Brini, Franco Bruno, Maurizio Calà, Canio Calitri, Luigi Camposano, Dario Campostori, Gianni Cappi, Manfredi Carta, Valerio Cartei, Alessio Castelli, Libera Cerchia, Giuseppe Ciarrocchi, Umberto Cignoli, Giuseppe Cillis, Falilou Cisse, Dina Coccaglio, Domenico Contino, Marco Corona, Cipriano Crescioni, Giovanni D’Aguanno, Milena Demozzi, Nicola Di Matteo, Antonio Di Trinca, Franco Di Ventura, Stefano Facci, Giuseppe Ferrigno, Francesco Fiusco, Elvira Follis, Orazio Freni, Damiano Galletti, Graziella Galli, Luciano Gallo, Vanna Gelosini, Maura Giuffredi, Anacleto Giuliani, Daniela Granzotto, Francesco Grondona, Sergio Guaitolini, Paola Guerini, Massimiliano Guglielmi, Giuseppe Iacovella, Stefania Iannace, Maurizio Landini, Antonio Luciano, Giovanna Marano, Maurizio Marcelli, Massimo Masat, Maurizio Mascoli, Enzo Masini, Maria Massa, Leonardo Mazzotta, Adam Mbody, Alessandra Mecozzi, Daniela Medici, Mirella Mei, Franco Meliadò, Paolo Minello, Giorgio Molin, Guido Mora, Giuseppe Morabito, Raffaele Moretti, Bruno Motta, Giuseppina Murru, Gianguido Naldi, Claudio Nardini, Alessandra Negrini, Elvira Nobile, Candido Omicciuolo, Margherita Orsini, Pietro Passarino, Riccardo Pedaci, Daniela Pellacani, Fulvio Perini, Sabina Petrucci, Gianni Pibiri, Alessandro Piergentili, Giannino Pistonesi, Simonetta Ponzi, Wilma Prandelli, Romolo Radicchi, Lello Raffo, Rosario Rappa, Alfio Riboni, Giuliana Righi, Nicola Riva, Sandra Sandrolini, Marco Scalisi, Gianni Scaltriti, Maria Sciancati, Giuseppe Severgnini, Martino Signori, Mario Sinopoli, Michela Spera, Silvia Spera, Laura Spezia, Claudio Stacchini, Enrico Stagni, Donato Stefanelli, Paolo Stefani, Ettore Tancini, Massimo Valicelli, Flavio Vallan, Mario Venini, Giuliana Vergani, Iulia Vermena, Livio Villa, Oscar Zanasi, Italo Zanchetta, Giampaolo Zanni, Gianni Zatti, Maurizio Zipponi, Stefano Zoli)

Perché il Congresso della Fiom ora?

Noi andiamo al congresso per decidere se, dopo tutte le lotte e l’impegno di questi anni, dobbiamo provare ad andare avanti. 

Perché nei due anni trascorsi dal precedente congresso l’accordo separato sul contratto, i tassi d’inflazione programmati per ridurre i salari, la Legge 30 e la legislazione economica e sociale del governo hanno cancellato il patto del 23 luglio ’93, che non può essere riproposto. La situazione è cambiata.

Perché con la negazione della democrazia si vuole cancellare il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di pronunciarsi sul loro contratto, affermando la logica dell’accordo con chi ci sta.

Perché il declino economico e industriale dell’Italia dimostra che una competizione fondata sulla precarizzazione dei rapporti di lavoro, sulla riduzione dei diritti e delle retribuzioni non fa crescere l’occupazione e lo sviluppo, ma porta al dissesto del sistema delle imprese.

Perché non possiamo accettare lo smantellamento dello Stato sociale, con la privatizzazione dei servizi pubblici, dalla sanità, alle pensioni, alla scuola, che determina una crescita della disuguaglianza sociale.

Per questo dobbiamo compiere delle scelte come sindacato democratico e indipendente e sviluppare una coerente pratica contrattuale, finalizzata alla riunificazione del lavoro, all’intervento sulle condizioni lavorative, all’incremento delle retribuzioni, alla riconquista di un nuovo contratto, per affermare una crescita del paese fondata sulla valorizzazione del lavoro.

Vogliamo una politica industriale fondata su ricerca, innovazione e formazione, con un ruolo dell’intervento pubblico, anche diretto, a partire dai settori strategici per il nostro paese.

Vogliamo che le lavoratrici e i lavoratori abbiano diritto di decidere con il referendum sulle piattaforme e sugli accordi.

Vogliamo invertire, anche attraverso il contratto, l’attuale tendenza che ha visto affermarsi, nel corso di questi anni, una distribuzione della ricchezza nazionale contro il lavoro e i pensionati e a favore delle rendite e dei profitti.

Vogliamo più sicurezza e più diritti sociali sulla scuola, la sanità, le pensioni che sono diritti universali.

Vogliamo riconquistare una contrattazione nei luoghi di lavoro che sappia incidere sulle concrete condizioni lavorative.

Vogliamo che in questo modo il lavoro, il suo valore e la sua dignità tornino a essere il centro della società e della politica.

 

Per raggiungere questi obiettivi che cosa bisogna fare? 

Sette proposte dal Congresso della Fiom

1. Riunificare il lavoro, quello industriale prima di tutto

Il sindacalismo nella sua storia ha sempre avuto l’obiettivo di unificare il lavoro dipendente, ma la tendenza attuale va in senso opposto. L’esplosione di tutte le forme di precarietà, la terziarizzazione delle imprese e gli appalti selvaggi hanno prodotto una frantumazione e una svalutazione senza precedenti del lavoro manifatturiero. Il sindacato non può inseguire questa frammentazione e, invece, deve riunificare le lavoratrici e i lavoratori che con il loro lavoro contribuiscono al prodotto, anche se lavorano per imprese giuridicamente distinte. Tutte le lavoratrici e i lavoratori che partecipano alla costruzione dello stesso prodotto devono avere gli stessi diritti. A pari lavoro pari diritti, per tutte e per tutti: per questo nei luoghi di lavoro va sviluppata una contrattazione che abbia come riferimento il ciclo complessivo del prodotto.

Gli stessi confini tra le diverse categorie dell’industria sono oggi in gran parte saltati. Allora bisogna ripensare tutta l’organizzazione sindacale e l’attuale suddivisione delle categorie e dei contratti. La nostra proposta è la costruzione di un più grande e forte sindacato dell’industria come strumento di unificazione delle lavoratrici e dei lavoratori.

 

2. Riprendere la contrattazione, come abbiamo cominciato a fare con i precontratti, dando più forza al contratto nazionale e alla contrattazione aziendale

Con i precontratti e la contrattazione aziendale lottiamo contro l’intesa separata e vogliamo costruire le condizioni per la riconquista di un vero contratto nazionale. Questa scelta è nata dalla necessità di fermare l’attacco alla contrattazione e, in particolare, al contratto nazionale.

Il contratto nazionale di fatto è stato cancellato, perché costituisce l’obiettivo centrale dell’offensiva della Confindustra e del governo. Sostengono che con la contrattazione decentrata si potrebbe far fronte alla caduta dei redditi e adattare i diritti alle specifiche condizioni delle imprese. È una tesi priva di fondamento, che serve soltanto a coprire la scelta di demolire con il contratto nazionale il valore della solidarietà, come elemento unificante tra tutte le lavoratrici e i lavoratori.

La Fiom ritiene, invece, che la politica rivendicativa del sindacato debba riunificare il lavoro, migliorare le condizioni lavorative e ridistribuire la ricchezza del paese a favore del lavoro. Per questo va rafforzato il ruolo del contratto nazionale, che resta la sede decisiva in cui il lavoro può esercitare il massimo e più unificante ruolo di solidarietà. In particolare:

a) contratto, fisco, politiche sociali devono coerentemente essere affrontati con l’obiettivo di recuperare e invertire l’attuale tendenza nella distribuzione della ricchezza verso il lavoro e le pensioni. Non possiamo più accettare l’inflazione programmata o ogni altra forma di stima preventiva dell’andamento dei prezzi che abbia il compito di contenere i salari: gli aumenti salariali nei contratti nazionali devono avere come riferimento il vero andamento dell’inflazione e della ricchezza complessiva del paese;

b) nel contratto nazionale e nelle imprese ci diamo l’obiettivo della trasformazione a tempo indeterminato, in tempi definiti, di tutti i rapporti di lavoro precari; va comunque sviluppata una campagna politica per ottenere che il Parlamento abroghi la Legge 30 e corregga radicalmente tutta la legislazione che ha precarizzato il lavoro;

c) confermiamo l’obiettivo della riduzione a 35 ore medie dell’orario di lavoro settimanale, a parità di salario, come scelta di tutto il sindacato europeo; così come occorre ripristinare la contrattazione aziendale degli orari in rapporto alla qualità e all’intensità dei lavori erogati;

d) la contrattazione di secondo livello deve ridiventare vera e propria contrattazione del salario aziendale, con l’obiettivo di contrattare la paga aziendale di fatto, di stabilizzare la maggior parte del premio di risultato, di superare gli indici riferiti ai bilanci e il legame con la presenza;

e) la contrattazione dell’organizzazione del lavoro e della professionalità, tenendo conto delle diverse soggettività, è un altro elemento chiave della ricostruzione del potere contrattuale delle lavoratrici e dei lavoratori dentro le imprese;

f) occorre lottare contro tutte le discriminazioni e affermare i diritti dei migranti;

g) bisogna lottare per la salute e la sicurezza, contro il mobbing e tutte le forme di oppressione delle persone che lavorano.

La ripresa della contrattazione richiede una analisi severa e rigorosa anche sui limiti della nostra esperienza rivendicativa nelle aziende.

  

3. Conquistare una nuova politica industriale e lo sviluppo del Mezzogiorno

L’industria italiana è in declino. Le privatizzazioni e la fede cieca nel mercato, che hanno dominato le politiche liberiste fin dagli anni 80, hanno indebolito il nostro sistema industriale ed economico. Adesso le ristrutturazioni, le delocalizzazioni, la chiusura di fabbriche, i licenziamenti colpiscono l’intero paese e, più drammaticamente, il Mezzogiorno. Contro tutto ciò abbiamo lottato e bisogna continuare a lottare.

La crisi della Fiat è la crisi di un intero sistema industriale e dipende dal fallimento, che abbiamo più volte denunciato, di una strategia industriale e finanziaria basata sulla riduzione dei costi. Così come è fallita la linea del governo e della Confindustria, che avevano proclamato che per uscire dalla crisi occorrevano più mercato selvaggio e più riduzione dei diritti. In assenza di una svolta radicale, la crisi può precipitare ulteriormente e configurarsi come un vero e proprio dramma sociale.

È necessario conquistare subito una nuova politica economica e industriale, che si fondi anche su un intervento pubblico diretto nel sistema delle imprese per sviluppare l’innovazione, la qualità e quindi la valorizzazione del lavoro e dell’esperienza professionale. Nel Mezzogiorno è necessario un piano di investimenti pubblici e privati che rilanci l’industria come elemento decisivo dello sviluppo meridionale. L’idea dello stato regolatore del mercato ci ha portato in questa situazione e da qui bisogna ripartire per affermare un nuovo ruolo dell’intervento pubblico, finalizzato alla costruzione delle condizioni per lo sviluppo, e dall’intervento diretto in alcuni settori strategici, a partire dal settore auto.

 

4. Un nuovo modello sociale che ridistribuisca la ricchezza, con più e non con meno Stato sociale, con più e non con meno diritti

a) Una politica fiscale che ricostruisca la progressività della pressione fiscale, colpisca la speculazione e l’evasione, abolisca la logica del condono; a tal fine, è necessario il ritiro della delega fiscale dell’attuale governo e la ricostruzione di una struttura pubblica per la lotta all’evasione, che invece è stata smantellata nel corso di questi anni;

b) la tutela contro il drenaggio fiscale, con un meccanismo automatico che mantenga inalterata la pressione fiscale sui redditi medio-bassi, e l’aumento delle detrazioni e degli assegni familiari;

c) l’abrogazione della delega sulle pensioni; non si deve ridurre la spesa pensionistica e si deve portare ai livelli europei la spesa sociale; si deve prevedere una pensione anticipata per i lavori usuranti;

d) il diritto alla pensione per i giovani e i precari, garantendo a tutti un minimo contributivo anche per i periodi di non lavoro;

e) il rafforzamento della tutela del lavoro e del posto di lavoro e garanzie sociali ai disoccupati e ai precari;

f) l’abolizione dei ticket e della devolution sanitaria per affermare un sistema di solidarietà nazionale nelle garanzie delle prestazioni;

g) la garanzia della scuola pubblica effettivamente gratuita fino a 18 anni di età;

h) una politica di investimenti per la qualità della vita, il risanamento ambientale, il risparmio energetico, il risanamento dei centri urbani e delle aree degradate, la mobilità sostenibile, il diritto all’abitazione.

 

5. La pace e una nuova Europa, fondate sui diritti e sul lavoro e non sui vincoli del patto di stabilità e sul mercato

a Fiom ripudia la guerra e il terrorismo. Bisogna ritirare le truppe dall’Iraq e rispettare l’articolo 11 della Costituzione. Per la Fiom l’impegno per la pace non è una dichiarazione di rito, ma l’affermazione di un concreto agire sindacale che si opponga ai fondamentalismi di ogni genere e pratichi i diritti dei lavoratori che le guerre comprimono e annullano.

La conquista di una nuova politica economica e sociale antiliberista richiede la messa in discussione dei vincoli che oggi frenano o impediscono la crescita dei diritti e delle società. Occorre lottare contro questi vincoli, siano essi di natura istituzionale, come la non realizzata unità politica dell’Europa, o di natura economica. Questo significa mettere in discussione le politiche del Fondo monetario internazionale e, in Europa, superare le politiche monetariste e rinegoziare il patto di stabilità e l’accordo di Maastricht.

La Fiom ha scelto, fin dal 2001 a Genova in occasione delle manifestazioni contro il G8, di essere parte integrante dei movimenti antiliberisti, per la pace e la democrazia, a partire dalla nostra concreta esperienza, che è  fondata sulla non violenza e sulla partecipazione.

 

6. La democrazia, un sindacato più forte e più organizzato

La Fiom si impegna a modificare la propria struttura organizzativa per garantire più democrazia e partecipazione alle iscritte e agli iscritti.

Le scelte che proponiamo di assumere sono le seguenti:

a) più potere agli iscritti, anche attraverso forme di consultazione periodica;

b) maggiore presenza dei lavoratori migranti negli organismi della Fiom a tutti i livelli;

c) una campagna di sindacalizzazione, sia nelle piccole imprese che nelle grandi, per tradurre l’aumento dei consensi in una crescita della Fiom;

d) un programma di ricerca e formazione per delegati e gruppi dirigenti; la costruzione, a fianco di quella giuridica, di una consulta economica nazionale;

e) lo sviluppo della cassa di resistenza, con nuovi meccanismi di finanziamento e di erogazione, per sostenere le lotte più dure e costose;

f) un maggior impegno per la visibilità dei metalmeccanici, contrastando l’oscuramento mediatico che ci colpisce, e nostri strumenti di informazione in grado di raggiungere i luoghi di lavoro in tempo reale.

 

7. Un sindacato democratico, autonomo e indipendente

Democrazia significa che il sindacato contratta sulla base di un mandato costruito con i lavoratori e con essi verificato. Gli accordi separati hanno colpito l’autonomia e sottratto alle lavoratrici e ai lavoratori il diritto di decidere. Invece, le piattaforme e gli accordi devono essere sottoposti al referendum dei lavoratori interessati. Per affermare questo diritto-valore la Fiom si è impegnata molto, acquisendo consensi e credibilità. Ora dobbiamo continuare, estendere la pratica della democrazia e raggiungere anche un risultato legislativo: una legge sulla rappresentanza è indispensabile. 

Per la Fiom l’unità sindacale è un obiettivo fondamentale e quindi propone l’unità d’azione alle altre organizzazioni sindacali fondata su precise regole democratiche.  

Democrazia e indipendenza sono state le scelte di fondo degli ultimi due congressi. Sono scelte che vanno confermate perché sono di grande attualità. Autonomia e indipendenza significano la ricerca costante di un punto di vista del lavoro diverso da quello dell’impresa e del mercato. Democrazia e indipendenza, perché il sindacato può avere governi avversari, ma non può avere governi amici ai quali delegare le proprie funzioni.

Il congresso della Fiom vuole contribuire con le proprie proposte alla definizione delle scelte della Cgil. L’esperienza del sindacato confederale nel nostro paese, a differenza di altri, si è sempre fondata, nel suo stesso atto costitutivo, sulla confederalità intesa come costruzione e composizione della rappresentanza degli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori, dei pensionati e dei disoccupati e non come burocratica divisione dei compiti. Quest’ultima è estranea alla storia della Fiom e della Cgil. La nostra lunga storia ci rende consapevoli del valore delle scelte e dei contributi che il congresso della Fiom saprà determinare. Questi sono utili per la Cgil e per l’insieme del movimento sindacale. Il nostro impegno è quello di produrre analisi e proposte che rendano l’azione della Fiom e della Cgil più forte e coerente.

Indipendenza, autonomia, democrazia

Sono aspetti inscindibili della identità e della rappresentanza autonoma e democratica della Fiom, che è chiamata oggi a nuove sfide per affermare il ruolo, la dignità e il valore  delle lavoratrici e dei lavoratori.

 


LE NOSTRE PROPOSTE SUL MODELLO SOCIALE

 

Con la democrazia e con la partecipazione, con l’impegno e con le lotte vogliamo cambiare la distribuzione della ricchezza, dei poteri e dei diritti. In questi anni il lavoro ha avuto sempre meno, i profitti e le rendite sempre di più. Per far crescere il paese bisogna che il lavoro abbia di più, che la distribuzione della ricchezza cambi a favore delle lavoratrici e dei lavoratori, dei giovani e dei pensionati.  Questa è una parte fondamentale di una nuova politica economica e industriale mirata alla qualità dello sviluppo e dell’innovazione.

Per fare questo, però, non basta la contrattazione sindacale; ci vogliono anche leggi più giuste!

 

LE LEGGI DA ABROGARE:

- La Legge 30/Decreto 276 sul mercato del lavoro, che rende tutti precari; il Decreto 368 che toglie ogni regola ai contratti a termine; bisogna cambiare profondamente anche la Legge 66, che flessibilizza gli orari di lavoro e toglie i limiti all’orario settimanale.

- La delega fiscale con la quale il governo vuole ridurre ancora di più le tasse ai ricchi ed eliminare la progressività della pressione fiscale, togliendo invece ogni risorsa allo Stato sociale e negando la restituzione del fiscal drag.

- La delega sulle pensioni, perché non si può continuare ad aumentare l’età pensionabile con milioni di giovani disoccupati.

- La legge sulla scuola, con la quale si dà spazio alla scuola privata, si abolisce il tempo pieno, si torna alla discriminazione di classe nell’istruzione fin dai primi livelli scolastici.

- La devolution, con la quale si vuole distruggere l’unità dei diritti sociali nel paese, con il rischio di tornare alle gabbie salariali e di avere la sanità, la scuola, il mercato del lavoro, i servizi con leggi e regole diverse in ogni regione.

 

LE NUOVE LEGGI DA APPROVARE:

- Sulla democrazia sindacale, perché le lavoratrici e i lavoratori devono avere la garanzia del diritto di voto su piattaforme e accordi e del diritto di eleggere i propri rappresentanti senza privilegi per nessuno.

- Sui diritti, perché tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori hanno diritto di avere gli stessi diritti di fondo, a partire dalla difesa contro i licenziamenti ingiusti.

- Sulle pensioni, perché i giovani hanno diritto a una pensione sicura e dignitosa e tutti coloro che fanno lavori duri e faticosi hanno diritto ad andare in pensione prima.

- Per una vera riforma della scuola, che garantisca a tutti il diritto allo studio  fino a 18 anni e l’effettiva gratuità dell’istruzione.

- Per una vera giustizia fiscale, con la lotta all’evasione fiscale, la tassazione delle grandi ricchezze e della speculazione finanziaria, il ripristino della tassa di successione per gli alti redditi.

 

Vogliamo cambiare le leggi ingiuste e vogliamo nuove leggi per il lavoro e per i diritti:

lo chiediamo a tutte le forze politiche.

 marzo 2004