XXIII Congresso nazionale

 

Presentazione del documento

LE RAGIONI DEL SINDACATO

sintesi per le assemblee

 

Care compagne e cari compagni,

se questo testo viene letto davanti a voi, vuol dire che nessun presentatore del nostro documento, quello intitolato Le ragioni del sindacato, è oggi nel vostro Congresso. Questo testo, elaborato nel pieno rispetto delle norme che regolano il processo congressuale, sostituisce quell’intervento che nessuno di noi può fare direttamente. Abbiamo comunque piena fiducia nella capacità vostra, come in quella di tutte le compagne e di tutti i compagni della Fiom, di fare serenamente, e in piena libertà, le scelte di cui ogni iscritto deve assumersi piena responsabilità di fronte ai quesiti posti dal nostro Congresso.

 

1. Questo documento  

Perché abbiamo scelto di presentare un documento alternativo a quello proposto dalla maggioranza della segreteria uscente? Per due motivi, molto semplici.

Il primo motivo è che non abbiamo condiviso il documento che ha, come primo firmatario, il compagno Gianni Rinaldini. E non l’abbiamo condiviso non in qualche dettaglio ma per la sostanza strategica della proposta politica che esso contiene per la fase che si apre davanti a noi.

Il secondo motivo è che, in presenza di questo netto dissenso, abbiamo ritenuto che fosse nostro compito quello di elaborare una proposta strategica alternativa; una proposta che fosse capace di offrire risposte credibili ai problemi che, tutti assieme, dobbiamo affrontare e risolvere.

Rispetto agli organismi dirigenti uscenti - Segreteria  e Comitato centrale - il nostro documento si presenta come un documento di minoranza. Crediamo di poter affermare, però, che non è un documento minoritario. E’ stato scritto, cioè, non per fare testimonianza o per organizzare un’opposizione, ma con l’intento di definire delle proposte utili per governare le diverse crisi che ci stanno di fronte.

Queste proposte le offriamo, nel Congresso, a tutta l’organizzazione e a tutti i suoi iscritti. In questo dibattito entriamo convinti delle nostre ragioni e convinti di aver dato, con la presentazione stessa del nostro documento, una contributo volto a costruire, nel Congresso, un confronto franco e trasparente. Infatti, in un Congresso a mozioni contrapposte, per dare agli iscritti la possibilità di fare scelte consapevoli, il confronto deve svolgersi attorno a opzioni alternative nette e perciò chiaramente percepibili.

Siamo d’altra parte convinti che, al termine del percorso congressuale, saremo tutti chiamati a lavorare per una ricomposizione unitaria. Quanto maggiore sarà la forza che il nostro documento troverà nel voto delle iscritte e degli iscritti, tanto maggiore sarà la nostra capacità di dare un contributo effettivo a tale ricomposizione che noi riteniamo necessaria. 

 

2. Che cosa ci unisce

In questo Congresso non c’è, da un lato, la Fiom e, dall’altro, un piccolo gruppo di dissidenti. Qui siamo tutti Fiom. Tra noi ci sono, ovviamente, molti punti in comune. Abbiamo analisi comuni ed esperienze condivise. Vediamo quali.

Il primo punto su cui crediamo di poter dire che siamo tutti sostanzialmente d’accordo è quello costituito dall’analisi della fase economica considerata sia a livello mondiale che per quanto riguarda il nostro Paese. Pensiamo che vi sia un processo di globalizzazione dei mercati sempre più accelerato e senza regole che aggrava le disuguaglianze. Le condizioni di intere zone del mondo peggiorano, a volte in termini relativi, altre volte in termini assoluti. In particolare, l’azione sindacale perde di efficacia in tutti i paesi più sviluppati. Pensiamo anche che, nella globalizzazione, la posizione relativa dell’Italia, che rimane uno dei maggiori paesi industriali, stia arretrando. Questo lo si vede in particolare nell’industria. Qui siamo davanti a un apparato produttivo segnato da un declino sempre più evidente. Intere filiere scompaiono, altre entrano in crisi. In intere zone del paese, e specie nel Mezzogiorno, siamo di fronte a processi di vera e propria desertificazione industriale.

Il secondo punto di accordo è quello relativo all’analisi di ciò che le forze dominanti del nostro Paese hanno fatto e stanno facendo in questa situazione. Pensiamo tutti che, in questi anni, la Confindustria e le forze politiche che hanno costituito la maggioranza e il Governo di centrodestra hanno creduto di poter rispondere ai problemi posti dalla perdita di competitività del nostro sistema-paese aggredendo i diritti e i salari dei lavoratori dipendenti e, in particolare, quelli dei lavoratori dell’industria. Invece di puntare su una crescita della qualità del nostro sistema produttivo, hanno cioè scelto di recuperare competitività ponendosi in gara con i paesi emergenti in cui i diritti dei cittadini e dei lavoratori sono compressi e il costo del lavoro è più basso. L’esempio più chiaro di questa scelta di fondo è l’attacco che è stato condotto contro il Contratto collettivo nazionale di lavoro e, in particolare, contro il Contratto dei metalmeccanici.

Il terzo punto di accordo sostanziale è la condivisione dell’esperienza fatta dalla Fiom in questi anni. Tutti assieme abbiamo lottato per difendere il potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali e, soprattutto, per mantenere e rafforzare la centralità che il Contratto nazionale deve avere nel nostro sistema contrattuale. Con la nostra battaglia generale, abbiamo tenuto aperta la possibilità di riconquistare il Contratto, cancellato dalla volontà di Federmeccanica e dalla pratica degli accordi separati. Con l’importante esperienza dei pre-contratti abbiamo dimostrato che un’intesa realizzata senza la Fiom è e rimane solo un’intesa separata e non è il Contratto nazionale dei metalmeccanici.

 

3. La nostra proposta

Dov’è, allora, che ci differenziamo dall’altro documento, quello intitolato Valore e dignità al lavoro? I punti di diversità sono più d’uno e una lettura del testo completo del nostro documento, o della sintesi che è stata stampata per le assemblee (e che dovreste aver ricevuto), ne dà ampiamente conto. Limitandoci qui però a un intervento di dieci minuti, vi diciamo che il punto essenziale di diversità nelle nostre proposte è quello, per altro decisivo, relativo al che fare rispetto al Contratto.

Dentro la crisi che sempre più si aggrava del nostro sistema industriale, dentro la crisi più ampia del nostro sistema-paese, un modello contrattuale come quello che noi vogliamo, incentrato sulla funzione decisiva del Contratto nazionale, e articolato comunque su due livelli, “regge - come dice il nostro documento - se è ancorato a un sistema di regolazione delle relazioni sociali”.

In sostanza, noi crediamo che sia necessario costruire, come sostiene la Cgil, una nuova politica dei redditi che faccia propria una chiara scelta redistributiva a favore del lavoro dipendente. Per noi, infatti, la “valorizzazione del lavoro” deve diventare “obiettivo generale della società italiana”.

Gli obiettivi per cui la Fiom si è battuta e si batte possono essere realizzati solo nell’intreccio tra rinnovi contrattuali e scelte generali di redistribuzione del reddito. Per noi, è sbagliato credere che sia possibile risolvere la questione del reddito dei lavoratori conducendo una battaglia che resti confinata all’interno dei nostri rapporti diretti con il sistema delle imprese. Come ci mostra una pluriennale esperienza fatta dai sindacati in Italia e in Europa, “il fisco, lo Stato sociale, e il controllo dell’inflazione, dei prezzi e delle tariffe sono tutti fattori decisivi per distribuire più equamente la ricchezza e valorizzare il lavoro”.

E’ solo dentro questa visione strategica che acquista credibilità l’obiettivo di riconquistare il Contratto nazionale dei metalmeccanici. Per noi il Contratto deve assolvere a una forte funzione redistributiva verso il lavoro ed essere strumento di riunificazione di norme e diritti; deve contenere nuovi strumenti per contrastare la precarizzazione del lavoro e per favorire la ricomposizione dei cicli produttivi; deve consentire la crescita dei salari attraverso il recupero integrale del potere d’acquisto rispetto all’inflazione e attraverso la distribuzione di quote legate alla produttività.

Inoltre, la contrattazione di secondo livello rimane, per noi, di fondamentale importanza e va estesa il più possibile. Va però superata la stagione dei premi di risultato legati solo agli andamenti di bilancio delle imprese. Per ricostruire il legame tra salario aziendale, investimenti, processo produttivo e prestazione lavorativa, gli indicatori retributivi dei premi dovranno riguardare strategie aziendali condivise e specifici programmi di lavoro.

Infine, noi pensiamo che sia necessaria una nuova iniziativa di politica industriale volta a favorire innovazione di prodotto, qualità delle produzioni e crescita dimensionale delle imprese. A tale scopo, occorre promuovere l’idea di un nuovo ruolo dell’intervento pubblico che giunga fino alla partecipazione al capitale di rischio in modo finalizzato e temporalizzato.

Per quanto poi riguarda il Mezzogiorno, occorre ripensare l’esperienza della programmazione negoziata. Per dare maggiore efficacia a tale pratica, occorre costruire una cornice di politiche settoriali che consentano di finalizzare alla competizione di qualità le vocazioni e le opportunità specifiche dei diversi territori.

 

Care compagne e cari compagni,

il senso del nostro messaggio è questo. Primo. Per rappresentare e promuovere efficacemente gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici, la Fiom deve essere in grado di indicare obiettivi concreti, praticabili ed effettivamente conseguibili con accordi validi e soddisfacenti.

Secondo. Il Congresso, per ciò che è in suo potere, deve determinare le condizioni affinché la Fiom torni a firmare il Contratto nazionale, non rassegnandosi all’ineluttabilità della divisione tra i sindacati e ponendosi, anzi, l’obiettivo della costruzione di un nuovo soggetto sindacale unitario, democratico e plurale.

Terzo. Il Congresso dovrà ribadire il legame inscindibile tra la Fiom e la Cgil, contrastando le presunzioni di autosufficienza della Fiom e la possibilità di una divaricazione tra la nostra strategia e quella della Cgil.

Quarto. La Fiom, assieme alla Cgil, deve essere in grado di cogliere le nuove possibilità che la evidente crisi della linea della divisione perseguita da Governo e Confindustria, crisi cui ha contribuito anche la nostra lotta, apre davanti a noi.

Se condividete questi nostri ragionamenti, vi invitiamo a votare per il nostro documento: Le ragioni del sindacato.