XXIII Congresso Nazionale Fiom

Intervento di Giuliano Giuliani

 

L'accoglienza che avete riservato a Carlo è una testimonianza del valore di una memoria che voi avete, d'altra parte questa memoria, che è fatta di consapevolezza politica e di conoscenza dei fatti, si accompagna anche a grandi sentimenti.

Ricordo che nel congresso di due anni fa invitai a ricominciare a cantare, lamentando il fatto che la sinistra non cantava più, ma che per fortuna tra le nostre file ci sono poeti e musicisti; qualche giorno dopo, un rude rappresentante di rudi operai metalmeccanici mi consegnò una cassetta con una canzone scritta e musicata, una delle più belle canzoni che sono state dedicate a Carlo; parlo di un compagno della Fiom emiliana, di Vito Rorro.

Questa è la dimostrazione del valore della memoria che per voi forse è più facile avere, perché voi a Genova c'eravate e avete capito subito quello che altri hanno tardato a capire e ancora rischiano di non capire o di volere dimenticare. Voi avete capito quello che è successo a Genova, e avete capito che Carlo lo hanno ucciso almeno tre volte: l'hanno ucciso quando gli hanno sparato, l'hanno ucciso quando i carabinieri, dopo avergli sparato, gli hanno spaccato la testa con una pietrata per vendicarsi e per applicare la più terribile legge del taglione che si possa applicare, l'hanno ucciso la terza volta quando hanno archiviato il caso per impedire che si facesse verità o meglio per impedire che la verità venisse dichiarata in un'aula di tribunale, perché la verità c'è.

La verità è che avremmo voluto poter dimostrare le cose più invereconde che sono state commesse a Genova e in piazza Alimonda, a cominciare da quella che ci pare la più triste, il fatto che addirittura, questa è una cosa che vi posso dare solo al 99%, hanno persino mentito sulla natura e sulla persona dello sparatore, proprio perché in questo mondo, nel quale il regime mediatico che è peggio del regime fascista fa leva anche su sentimenti che può indurre nella gente, presentare uno scontro fra due poveri ragazzi, uno un po' più povero dell'altro perché è stato ucciso, poteva essere cosa che facesse colpo sull'opinione pubblica.

Altra cosa sarebbe stato dover ammettere che chi ha sparato era un ufficiale o un sottufficiale con lunga permanenza nell'arma ed esperto di armi.

Perché dico questo? Perché tutto lascia pensare che non sia stato il giovane ausiliario Mario Placanica a sparare a Carlo, lo dice l'incompatibilità di foro d'entrata e foro di uscita del proiettile, che non può essere un calibro 9 parabellum, ma con ogni probabilità è un proiettile di plastica, di resina o un proiettile con la testa dell'ogiva incisa, secondo quella pessima abitudine che alcuni rappresentanti delle forze dell'ordine hanno, perché così il proiettile esce meglio e fa ancora più danni. Inoltre perché un giovane ausiliario con soli sei mesi non porta una fondina a coscia che è fuori ordinanza, porta una fondina a vita che è fatta apposta perché, quando devi estrarre la pistola, hai una qualche difficoltà e in quel secondo puoi pensare un po' di più se è proprio il caso di tirarla fuori e di adoperarla o se è meglio lasciarla dov'è; infine perché un povero ausiliario, con soli sei mesi di permanenza nell'Arma, non usa la pistola a braccio inclinato e piegato, che è una classica posizione da killer esperto nell'uso delle armi.

Hanno trovato quattro mascalzoni, che sarebbero i consulenti del pubblico ministero – una delle poche cose delle quali mi vanto è di conoscere l'uso della lingua italiana ed è mascalzone chi mente sapendo di mentire – che si sono inventati la storia del sasso che devia il proiettile, quella cosa incredibile e invereconda alla quale nessuno crede, e l'hanno fatto quegli stessi che hanno insabbiato tutte le indagini scottanti.

Pensate bene che quei quattro sono gli stessi che hanno trafficato sull'uccisione di Ilaria Alpi, sono gli stessi che hanno trafficato sull'uccisione di Marta Russo, sono gli stessi che stanno inquinando persino le questioni della signora Franzoni a Cogne, sono sempre gli stessi ai quali vengono offerte le possibilità di queste grandi consulenze che stanno finendo tutte con dei grandissimi pasticci.

La quarta uccisione di Carlo l'abbiamo saputa qualche mese fa in tribunale, quando si è costituito parte civile l'autista del defender Cavataio; ho usato un'espressione dura e pesante che ripeto qui: mi pare giusto che si sia costituito parte civile, perché Carlo ha osato persino sporcargli le ruote del defender, questa credo che sia l'unica ragione per la quale ha potuto costituirsi parte civile.

C'è, allora, la necessità di una commissione di inchiesta parlamentare che faccia davvero verità e anche dal punto di vista delle istituzioni aiuti il Parlamento a uscire da quella posizione indecorosa nella quale è stato messo con una commissione di indagine che ha lavorato sul nulla.

È una delle richieste, caro Rinaldini, da fare al nuovo governo che, sono certo, subentrerà a questa banda di mascalzoni alle prossime elezioni insieme alla difesa dei diritti; e mi spiace che qualcuno sonnecchi sulla situazione attuale e sul fatto che questa richiesta è stata presentata e che non si anticipino un po' e non si sveltiscano un po' i lavori, non tanto perché la si possa ottenere ora con questa maggioranza, ma perché è necessario in ogni caso verificare come questa richiesta, che per adesso giace al Senato, possa essere portata anche alla Camera.

Solo una commissione parlamentare di inchiesta potrà accertare le responsabilità politiche e le responsabilità della catena di comando e, quando parlo di responsabilità politiche, sapete bene che mi riferisco al vice presidente del Consiglio che era a Genova per 8 ore nelle centrali operative dell'ordine pubblico e che ha avuto la spudoratezza, pensando che la bevuta di qualche bicchiere di minerale a Fiuggi potesse avere chiuso i conti con la sua storia passata, di venire a fare paralleli numerici fra quelli che sono i terribili no global accusati di devastazione e saccheggio e quelli che sono i rappresentanti delle forze dell'ordine accusati di un comportamento inqualificabile che ha disonorato chi porta invece con onore la divisa.

C'è questo problema delle responsabilità politiche e c'è un problema delle responsabilità della catena di comando, perché il signor De Gennaro si è precipitato a Genova quando alcuni imbecilli hanno messo una bomba a un commissariato della questura, ma ha pensato bene di non farsi vedere a Genova quando, nel luglio del 2001, succedevano a Genova le cose che sappiamo bene.

Credo, tuttavia, che ci sia un clima nuovo, rappresentato dalla crescita della volontà di tanta parte di questo paese di chiedere pace e di combattere la guerra, di respingere la guerra  che è sempre sbagliata e lo farà anche domani con le manifestazioni che credo dovranno svolgersi in tutta Italia e non solo a Roma, per dire come la presenza di George W. Bush sia un'offesa per questo paese, perché George W. Bush non c'entra niente con chi ha contribuito alla liberazione dell'Italia e dell'Europa dal nazifascismo.

Ci sono fatti nuovi e importanti, c'è un fatto nuovo che riguarda la nuova concezione del lavoro o il ritorno a una concezione giusta del lavoro; ho provato anche a scriverlo qualche tempo fa, un caro amico, un caro compagno di Genova mi ha spiegato una volta con un esempio che cosa volesse dire la trasformazione del lavoro e la trasformazione dell'attività produttiva quando, lavorando all'Elsag, mi diceva rispetto alle trasformazioni che quella fabbrica aveva subìto: "una volta dalla fabbrica uscivano dei camion pieni di ghisa, oggi escono dei fax", allora mi ero permesso di dire che la cultura della ghisa era quella cultura operaia difficilmente sostituibile con la cultura del fax, anche se in quella scuola di formazione sarà possibile cercare di fare qualcosa che corregga questa stortura e che anche a chi usa il fax dia una nuova dignità del lavoro.

Voglio ricordare questa questione perché non mi faccio illusioni su che cosa potrà essere il futuro dei rapporti confindustriali con Montezemolo, perché certo non è uno che ha usato le mani, ma almeno le ha viste usare in una fabbrica dove ci sono delle cose che assomigliano alla ghisa, quindi è probabile che lì ci sia una cultura del lavoro che non è la follia degenerata che invece abbiamo visto imporre in questo paese.

L'altra cosa che vedo e che mi ispira fiducia è la generosità della quale siete protagonisti, quante cose oggi si potrebbero dire a chi ha voluto firmare quella immondizia del Patto per l'Italia, come gli si potrebbe dire e rinfacciare questa nefandezza, eppure voi non lo fate, voi cercate testardamente l'unità, anche con chi ha sbagliato e questa è una cosa che vi fa onore, che onora la vostra generosità e onora il vostro senso politico, è per questo che ho con voi questo debito di riconoscenza.

Sappiamo che questa destra la cacceremo, ma che correranno lacrime e sangue per rimettere questo paese in una posizione di decoro e di dignità, si tratterà di sapere a chi la faremo pagare, allora, le questioni del fisco, le questioni della correttezza amministrativa che diventeranno fatti importanti.

Ha fatto bene Rinaldini a ricordare che intanto la difesa dei deboli, la difesa dei diritti sarà comunque questione che, in una ripresa del paese e nel modo nel quale poterlo rimettere in piedi, dovrà comunque essere garantita, ma in questo senso Genova e la cesura che Genova ha rappresentato potrà ancora una volta aiutarci.

Concludo spesso i miei interventi in giro per l'Italia ricordando un film che a Carlo piaceva tanto, era "La stangata", a Carlo piaceva perché ogni film nel quale i fetentoni alla fine pagano sono film che ti danno anche un po' di speranza per il futuro.

Alla fine di quel film qualcuno chiede a Paul Newman: "hai fatto tutto questo, hai rischiato forte, eppure non ci hai guadagnato nulla, ma allora perché l'hai fatto?" e lui risponde nel modo più bello nel quale si può rispondere a questa domanda: "perché ne valeva la pena".

Sono convinto che tra voi, tutti voi, c'è tanta gente, tutta, che fa le cose per il semplice fatto che ne vale la pena, è per questo che vi ammiro, sono con voi, sono legato a voi e sono qui per ringraziarvi, per dirvi grazie di quello che fate e di quello che continuerete a fare.

Livorno, 3 giugno 2004