Falilou "Filo" Cissé – Fiom Verona

Tutto quello che pensavo di dire mi sembra che sia stato già detto dai compagni che mi hanno preceduto: purtroppo abbiamo gli stessi problemi.

Visto che io faccio arte, sono un musicista, avrei scritto una poesia proprio sull’immigrazione e volevo leggervela. Questa poesia l’ho scritta e l’ho dedicata a tutti i bambini africani, stranieri in generale, che un giorno torneranno a casa.

 

Bambino nero,
con il tuo fascino irresistibile,
quando tua mamma ti porta dietro la schiena
come fanno le donne africane in giro per i mercati,
quante belle signore ti sorridono, vorrebbero accarezzarti e prenderti in braccio.
 
Bambino nero,
con il tuo fascino irresistibile,
la signora accanto che ti porta le caramelle ogni Natale
facendoti gli auguri,
per poi chiudere la porta al ‘Vù cumprà’ che vende tappeti.
 
Bambino nero,
con il tuo fascino irresistibile,
con i tuoi occhi nascenti,
non farti incantare da nessuno,
la tua Africa la conserverai tu solo.
Chissà cosa farai domani?
Una formica operaia o qua o a casa?

Voglio dire che prima, durante un intervento, ho sentito un bambino che piangeva: sono cose molto rare nella nostra organizzazione ma questa è una bellissima cosa, perché questa cosa ricorda la vera umanità. Purtroppo dobbiamo anche imparare dai bambini. Un collega delegato mi diceva che a casa sua c’era suo nipote Mohammed che giocava e io gli ho detto: “Mohammed? Da dove viene?” e lui ha detto: “E’ un bambino!”. Questa è stata la risposta. Quindi penso che la gente che pensa di discriminare deve anche imparare dai bambini, perché – come quel bambino lì – non si fa differenza tra bianco, nero o giallo.

Un problema di cui non si è ancora parlato è quello della mensa. Io e il mio collega Said abbiamo raccolto delle denuncie di immigrati di Verona, che – la nostra categoria ospita tanti musulmani –per tradizione e cultura, non mangiano alcuni cibi. Questo è un problema molto grande per i musulmani. Pensate che tanti musulmani sono stati giudicati come fanatici, però ci sono anche quelli che fanno un passo avanti: nel pane c’è lo strutto, il musulmano non lo può mangiare ma alcuni musulmani lo mangiano perché sanno che è un problema molto difficile. Però mettere della pancetta sul mio pasto, che so che è di maiale, per me mangiarlo diventa un problema.

Altre cose: sono tante le discriminazioni nelle aziende tra i lavoratori stranieri e quelli italiani; ci sono ad esempio degli immigrati che al ritorno dalle 150 ore per la formazione sono stati spostati nei posti peggiori. Questa è una cosa che volevamo denunciare.

Un’altra cosa che volevo ricordare è che sappiamo che in futuro i lavoratori nelle fabbriche saranno tutti stranieri. Perciò occorre creare una condizione migliore, correggere di più l’organizzazione sindacale, e per questo è necessario uno sforzo per capire le varie religioni, per creare punti di contatto con le organizzazioni sindacali dei paesi di provenienza dei lavoratori stranieri.

Adesso per finire, vi faccio sentire la canzone di una mamma che pensa a suo figlio che, in una terra straniera, muore di solitudine…