Alessandra, delegata Rsu Acma, Bologna

Impiegata all’Ufficio spedizioni, lavora all’Acma dal 1980 e ha iniziato l’attivà sindacale nel 1987.

 

Mi racconti la situazione che c’è in Acma?

Siamo in 230 dipendenti, produciamo macchine automatiche per imballaggio di prodotti alimentari e prodotti detergenti. La nostra Rsu è composta di 7 persone tutte della Fiom: può sembrare una situazione di privilegio, non ci sono delegati Fim o Uilm coi quali il clima può essere teso, però è anche vero che noi abbiamo scelto una strada che è quella di essere, nei confronti dei lavoratori, innanzitutto la Rsu, anche se la “u” di unitario, in questo senso, non vale molto, ma ci rapportiamo con i lavoratori con la consapevolezza che una parte è iscritta alla Fiom ma che una parte non è iscritta, e quindi cerchiamo di praticare il nostro ruolo sempre tenendo presente questo duplice aspetto. Siamo delegati della Fiom eletti liberamente dai lavoratori, rappresentiamo gli iscritti della Fiom e anche i non iscritti.

Come avete ottenuto il precontratto?

Per parlare del precontratto e del risultato finale dobbiamo risalire alla firma separata sul contratto nazionale da parte di Fim e Uilm. All’indomani di quella firma abbiamo immediatamente aperto con i lavoratori una discussione molto franca sia sui contenuti dell'accordo sia sul problema della mancata possibilità di essere consultati, come lavoratori, su quell'intesa.

Abbiamo cercato di mantenere vivi questi aspetti e le ragioni per cui la Fiom non solo non aveva firmato, ma iniziava anche un certo tipo di battaglia culturale e sindacale. Devo dire che tutti i lavoratori erano in sintonia con i capisaldi della nostra iniziativa sulla democrazia, sui diritti e sui salari al punto che non ci sono state difficoltà al momento di decidere concretamente come agire per cercare di fermare l'applicabilità dell'accordo separato.

La vicenda del precontratto penso abbia rappresentato, almeno dai risultati che abbiamo ottenuto, la concretezza della Fiom, i lavoratori hanno capito che la strada individuata dalla Fiom, seppur difficile e complicata, era praticabile.

Quale strategia avete seguito in azienda?

La cosa importante è stata mantenere sempre vivo il dibattito e la discussione con i lavoratori attraverso documenti, volantini, assemblee perché dal punto di vista dell'informazione l'eco su questa vicenda è stato molto basso, per certi versi addirittura occultato se non proprio esplicitamente osteggiato.

Far parte di un gruppo , la Gd, vi ha aiutato nell’andamento della vertenza?

Il fatto che Gd abbia firmato prima di noi ha rappresentato sicuramente un viatico importante, anche se non abbiamo dato niente per scontato. Entrando nel merito del preaccordo, dal punto di vista economico il risultato di 120 euro uguali per tutti – anche qui nonostante le pressioni dell'azienda di mantenere  una diversificazione – è stato frutto di una scelta fatta nel momento in cui i lavoratori dell'Acma avevano votato la piattaforma del contratto nazionale, per noi era un mandato non modificabile. Comunque abbiamo dovuto fare solo due incontri con l'azienda e al secondo siamo stati messi in condizione di firmare.

Quindi è stato tutto piuttosto rapido.

Sì. Far parte di un gruppo in cui l'azienda madre ha già firmato, essere un'azienda in cui la rappresentanza è solo Fiom, i risultati di adesione alla nostra proposta, votata dal 97% dei lavoratori presenti, tutto ciò ha consentito di raggiungere risultati in tempi rapidi.

Quante ore di sciopero avete fatto?

Abbiamo fatto gli scioperi di luglio indetti a livello territoriale, poi abbiamo fatto un incontro il 31 luglio e al secondo incontro l'azienda ha firmato l'accordo. La lotta all'Acma è stata oggettivamente molto contenuta.

Sui punti chiave del precontratto: a quale aspetto erano più interessati i lavoratori?

Una delle cose fondamentali è stata l'ultrattività del Contratto del 1999, questo è il cuore del problema.

Quindi la tutela dei diritti.

Sì, esattamente.

Personalmente, come valuti la tua esperienza? Che tipo di sensazioni hai riportato?

Quello che ho sentito è stata una gran sintonia con le persone rispetto a obiettivi concreti, veri, che riscattavano alcune ferite: la mancanza di democrazia, la mancanza di una qualità dei diritti rispetto alla Legge 30 che sostanzialmente si tentava di introdurre a pieno titolo dentro un contratto, tornando a discutere del potere d'acquisto. Ho verificato che l'azienda ha faticato, al di là di un approccio ideologico, a ritenere che le richieste fossero irricevibili.

Dentro i luoghi di lavoro, le aziende, si rendono sempre più conto che un contratto firmato senza il più importante sindacato è abbastanza complicato, penso che il problema cominci adesso: è importante far accettare l'idea che lo sciopero del 7 novembre non è meno importante per noi che abbiamo ottenuto il preaccordo che per gli altri, sono iniziative che bisogna portare avanti fino a quando il precontratto non sarà effettivamente esteso a livello nazionale. Per questo stiamo mantenendo viva l'informazione, la consapevolezza, pensando anche che i grandi gruppi partono adesso con la vertenza, ci sono zone più difficili dove sarà dura, l'impegno vero comincia ora.